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Nell’intervista con la quale s’è scusato per gli scandali in cui Facebook è rimasto coinvolto di recente, a partire dalla fornitura impropria dei dati di 87 milioni di utenti a Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg si è lasciato scappare un dettaglio interessante. Assumendosi la piena responsabilità di quanto successo sulla sua piattaforma, il fondatore di Facebook ha toccato anche una questione originatasi in Myanmar. Facebook – ha spiegato Zuckerberg – ha individuato uno scambio di messaggi «sensazionali» tra gli utenti di quel Paese, messaggi relativi alla tuttora calda questione dei Rohingya e che invitavano all’uso della violenza da ambo le parti coinvolte. «È chiaro che ci sono persone che usano i nostri strumenti per incitare a causare danni reali» ha dichiarato Zuckerberg. «I nostri sistemi rilevano ciò che sta succedendo. E noi impediamo che questi messaggi arrivino a destinazione». In sostanza, quindi, Mark Zuckerberg ha confermato ciò che si poteva anche sospettare: tutte le comunicazioni che passano attraverso Facebook Messenger vengono controllate dal social network, che ne determina i contenuti per decidere se siano lecite oppure no. «Su Messenger» – ha poi spiegato un portavoce dell’azienda – «quando si invia una foto, i nostri sistemi automatici la sottopongono a scansione usando tecnologie di identificazione fotografica per rilevare immagini note di sfruttamento di bambini; oppure, quando si invia un link, lo controlliamo alla ricerca di malware o virus». L’obiettivo di tale scansione è «fermare rapidamente i comportamenti violenti», non – sottolinea il portavoce – utilizzare i dati a fini pubblicitari. Tuttavia, il caso del Myanmar indica con chiarezza che non si tratta soltanto di scansioni di foto e collegamenti: Facebook è in grado anche di riconoscere il contenuto dei messaggi e decidere se esso sia accettabile. Soltanto la parola di Facebook stesso ci garantisce che tutto ciò è fatto a fin di bene, e chi vuole credervi deve farlo sulla fiducia. Ma al di là delle intenzioni, per gli utenti una cosa ormai dovrebbe essere chiara: nulla di ciò che si mette su Facebook, nemmeno i messaggi “privati” tra utenti, è davvero al riparo da occhi indiscreti.

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Written by Zeus

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