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Schizofrenia

La schizofrenia è la forma più comune di psicosi.
Psicosi è un termine difficile da definire e viene spesso usato a sproposito nella stampa, nella televisione e nel cinema. Il pregiudizio sociale e la paura circondano il concetto di psicosi e le persone comuni identificano la psicosi con la follia, l’aggressività imprevedibile, la psicosi criminale. Si parla di psicosi quando una persona non è capace di riconoscere la realtà, perchè le sue capacità mentali, le sue reazioni affettive e la sua capacità di comunicare e stare in relazione con gli altri sono compromesse. Non tutte le persone con sintomi psicotici hanno la schizofrenia, perché i sintomi psicotici possono dipendere da altri disturbi come la depressione, il disturbo bipolare, la demenza, l’abuso di sostanze (cocaina, amfetamine, LSD, ecstasy, mescalina, Salvia Divinorum) e l’astinenza da alcol. Di solito psicosi significa un insieme di sintomi come distorsioni delle percezioni, disturbi del pensiero e disturbi del movimento. Le distorsioni delle percezioni (allucinazioni) comprendono essere tormentati da una o più voci che accusano, criticano o minacciano punizioni; avere delle visioni; riferire strane sensazioni del gusto o dell’olfatto (come, per esempio, sentire un cattivo sapore o odore di gomma bruciata o di pesce marcio), della pelle o dell’interno del corpo (come, per esempio, una sensazione di elettricità attraverso il corpo o la sensazione di essere toccato o avere qualcosa sotto la pelle); oppure riferire che le cose e le persone familiari siano cambiate. I disturbi del pensiero comprendono essere assolutamente convinti di una cosa che è chiaramente falsa o assurda per la maggior parte delle altre persone (delirio); parlare in modo inadeguato o con associazioni incoerenti e/o parole inventate; avere difficoltà nell’attenzione e concentrazione e nel risolvere normali problemi quotidiani; adattare con molta difficoltà il proprio comportamento al contesto, tendendo ad atteggiamenti ripetitivi e/o rigidi. I disturbi del movimento comprendono evidenti segni di tensione; posizioni rigide e strane, talvolta prolungate; sogghigni e risatine inappropriati; gesti ripetitivi; parlare o borbottare tra sé e sé o guardarsi attorno come se si sentissero voci o rumori. I sintomi psicotici nella schizofrenia sono anche chiamati positivi, negativi e cognitivi, perché rappresentano un eccesso e una diminuzione delle funzioni normali e un’alterazione della capacità di prendere decisioni. I sintomi positivi rappresentano cambiamenti delle percezioni, del pensiero e del comportamento e comprendono allucinazioni, deliri, pensiero e comportamento bizzarro. I sintomi negativi rappresentano la riduzione o la scomparsa della normale capacità precedente di pensare o agire. Di solito, chi soffre di schizofrenia ha episodi acuti di malattia durante i quali i sintomi positivi sono molto gravi, seguiti da periodi durante i quali sono prevalenti i sintomi negativi.

Sintomi negativi
sintomi negativi spesso iniziano gradualmente mesi o anni prima del primo episodio schizofrenico acuto e tendono a peggiorare con il tempo. Questi sintomi possono diventare in seguito la forma prevalente della schizofrenia. L’inizio della schizofrenia è insidioso. Chi soffre di schizofrenia ha come primi sintomi un umore piatto, cioè non riesce più a provare emozioni forti, come l’entusiasmo, o a essere ironico, e può avere un espressione perplessa, preoccupata o indifferente e un tono di voce piatto; tende a trascurare la cura di sé e l’igiene personale ed evita il contatto con gli altri. Chi soffre di schizofrenia diventa progressivamente indifferente a ciò che prima trovava piacevole; diventa apatico, cioè perde la voglia di fare ciò che è necessario e programmato (come dedicarsi a se stesso, alla casa, al lavoro, allo studio); diventa chiuso e distaccato, con difficoltà a parlare. Il cambiamento di atteggiamento può creare gravi problemi con familiari e amici, che spesso lo considerano solo una forma di pigrizia, incostanza e scortesia. Chi soffre di schizofrenia spesso si lamenta del fatto che i suoi pensieri sono confusi, disordinati o disorganizzati, e può avere difficoltà a concentrarsi, a fare cose semplici come leggere il giornale o mandare una e-mail, a lavorare o studiare. Chi soffre di schizofrenia parla anche di blocco del pensiero, cioè la sensazione che i pensieri si blocchino, con l’incapacità di ritrovare il filo.

Sintomi positivi
Allucinazioni
Un’allucinazione è la sensazione di percepire qualcosa che non esiste in realtà. E’ possibile avere un’allucinazione in ciascuno dei cinque sensi, ma la forma di allucinazione più comune nella schizofrenia è sentire delle voci. Chi soffre di schizofrenia parla di una o più voci ostili e critiche che commentano il suo pensiero e comportamento (“Sei ridicolo”; “Sei cattivo”; “Non vali nulla”; “Hai sbagliato”), o ripetono i suoi pensieri, o parlano tra loro (“Hai visto come è ridotto?”; “Hai sentito cosa ha detto?”), o danno ordini o consigli sul suo modo di fare o minacciano punizioni (“Devi pregare”; “Se fai dieci flessioni al giorno, un giorno ti sarà utile”; “Se metti al polso un tappo di metallo, i tuoi vicini non potranno rubarti i pensieri”; “Se non fai come dico, morirai”). Scansioni del cervello hanno mostrato che quando una persona ha le allucinazioni è attiva la stessa parte del cervello che è attiva quando parla o pensa ad una parola. E’ come se il cervello scambiasse i pensieri per voci reali provenienti dall’esterno.

Deliri
Un delirio è una convinzione incrollabile in qualcosa che è molto improbabile, bizzarro o chiaramente falso. Una delle forme di delirio più comuni nella schizofrenia è il delirio di persecuzione. Chi ha un delirio di persecuzione è convinto di essere vittima di un tentativo di diffamazione (“La gente parla male di me”), di un complotto, un inganno o una manipolazione (“Stanno organizzando qualcosa contro di me”) , o anche di omicidio, di solito per avvelenamento (“Hanno avvelenato l’acqua dell’acquedotto, per uccidermi”). I deliri di persecuzione possono avere temi variabili, dalla vita di ogni giorno, come la convinzione di essere vittima di un tradimento amoroso sulla base di dettagli poco importanti, a temi bizzarri come la convinzione di essere vittima di un complotto dei servizi segreti. Un’altra forma comune di delirio nella schizofrenia è il delirio di grandezza. Chi ha un delirio di grandezza è convinto di avere poteri o capacità straordinarie (“Ho scoperto la cura per il cancro”; “Sono in collegamento con tutte le reti internet del mondo”; “Sono il più grande avvocato di tutti i tempi”; “Sono Gesù”; “Leggo il pensiero”). Un’altra forma comune di delirio nella schizofrenia è il delirio di riferimento. Chi ha un delirio di riferimento attribuisce un significato particolare a eventi della vita di ogni giorno, per esempio pensa che le canzoni trasmesse alla radio parlino di lui/lei o che i titoli dei giornali siano un mezzo per mandargli/le un messaggio segreto, o che gli altri comunichino con lui/lei attraverso il colore delle macchine che passano o che lo sguardo di una persona incrociata per strada o in un bar sia un segnale speciale. Un’altra forma di delirio comune nella schizofrenia è il delirio di inserzione del pensiero. Chi ha un delirio di inserzione del pensiero ha la convinzione che i pensieri non siano suoi, ma siano stati messi nella sua testa da un’altra persona o da un’organizzazione (“I miei vicini controllano i miei pensieri”). Un’altra forma di delirio comune nella schizofrenia è il delirio di furto del pensiero.Chi ha un delirio di furto del pensiero crede che un’altra persona o un’organizzazione stia rubando i suoi pensieri (“I servizi segreti mi hanno rubato la formula segreta per la cura del cancro, con il pensiero”). Un’altra forma di delirio comune nella schizofrenia è il delirio di lettura del pensiero, cioè la convinzione che altre persone possano sentire o leggere i propri pensieri (“Dottore, lei sa benissimo a cosa sto pensando”).

Chi colpisce?
La schizofrenia colpisce 1 persona su 100 nell’arco della vita. Maschi e femmine sono colpiti allo stesso modo. Nei maschi, la schizofrenia di solito inizia nella fascia d’età 15-25 anni. Nelle femmine, invece, la schizofrenia inizia di solito dopo, cioè nella fascia d’età 25-35 anni.

Come si cura?
Di solito i farmaci sono il primo intervento che rende utili e attivi anche gli altri, come la psicoterapia. I farmaci antipsicotici e ansiolitici possono alleviare i sintomi più fastidiosi della schizofrenia, come allucinazioni e deliri, ma non danno una risposta completa. Il supporto emotivo e pratico di familiari e amici è fondamentale, perché consente di creare uno stile di vita cadenzato e regolare, che aumenta l’effetto dei farmaci, e riduce il livello di stress, che scatena e peggiora i sintomi. Esistono diversi tipi di psicoterapia potenzialmente utili in diversi momenti della schizofrenia. La psicoterapia cognitivo-comportamentale può essere molto importante poco dopo la diagnosi, ma è non è utile nelle fasi acute con grave agitazione e nelle forme di vecchia data con problemi cognitivi, cioè con rallentamento del pensiero e riduzione dell’attenzione. Il ruolo della psicoterapia cognitivo-comportamentale nella schizofrenia è identificare insieme al terapeuta ciò che rende complicata la vita di ogni giorno, come pensieri, esperienze, comportamenti e capire come il modo di pensare e reagire ai problemi influisce su come quella persona si sente e si comporta. La psicoterapia cognitivo-comportamentale permette di trovare un modo pratico diverso e più utile per affrontare i problemi della vita di ogni giorno e i sintomi, come allucinazioni e deliri. Quando la psicoterapia cognitivo-comportamentale non è adatta (cioè nelle fasi acute e nelle forme di lunga data con problemi cognitivi), si può agire con la psicoterapia di supporto, la terapia comportamentale e l’allenamento delle capacità sociali. La psicoterapia di supporto è una terapia individuale adatta in ogni fase che dà un sostegno emotivo , sotto forma di ascolto, informazioni sulla malattia, consigli pratici e rassicurazioni su come organizzare la giornata nei momenti di agitazione e demoralizzazione, senza cercare le cause profonde del malessere. La terapia comportamentale è una forma di terapia individuale usata con successo nelle persone ricoverate in fase acuta, ma può essere applicata anche in ambito familiare. Il presupposto di questa terapia è che un comportamento può essere modificato dalle sue conseguenze, senza conoscerne le cause psicologiche, perché ogni comportamento tenderà ad accentuarsi se riceve un premio, mentre se viene punito diminuirà. In pratica, se la persona che soffre di schizofrenia rispetta alcune regole semplici, per esempio avere cura di sé, prendere i farmaci agli orari stabiliti, mangiare regolarmente e fare attività fisica, riceve in cambio un premio (gettone) specifico, ad esempio cibi particolari, il permesso di fare ciò che più desidera, il permesso di indossare un abito particolare. Al contrario, ogni violazione del patto comporta una rinuncia a ciò che piace. Questa forma di terapia è molto utile sia nelle fasi acute, con agitazione e aggressività, sia dopo le fasi acute, perché consente di aiutare chi soffre di schizofrenia ad entrare di nuovo in relazione con gli altri secondo regole condivise e con riscontri pratici. L’allenamento delle capacità sociali è una forma di terapia di gruppo, che utilizza, sotto la guida costante del terapeuta, giochi di ruolo, il lavoro a casa, materiale audio e video per cercare di migliorare i problemi nelle capacità sociali, come lo scarso contatto con gli occhi, la mancanza di vita sociale, il modo di vedere gli altri e di entrare in contatto con gli altri.[sc:BR]
Schizofrenia
La schizofrenia (IPA: [skidzofreˈniːa][1]) è una psicosi caratterizzata dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell’affettività, da un decorso superiore ai sei mesi (tendenzialmente cronica o recidivante), con forte disadattamento della persona ovvero una gravità tale da limitare le normali attività di vita della persona.[2] Il termine, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal greco σχίζω (schizo, diviso) e φρήν (phren, cervello), e cioè “scissione della mente”. Il termine proposto da Bleuler sostituì quello ottocentesco di Dementia praecox, formulato da Emil Kraepelin. Nonostante l’etimologia del termine, la schizofrenia non implica di per sé alcuna “doppia personalità” o “disturbo di personalità multipla”, una condizione con la quale viene però spesso erroneamente confusa nella percezione comune e presente invece in alcune sindromi dissociative.[3] Piuttosto, il termine significa “suddivisione delle funzioni mentali” a causa della presentazione sintomatica della malattia. I sintomi più comuni includono allucinazioni uditive, deliri paranoidi e pensieri o discorsi disorganizzati. È accompagnata da un significativo deficit nella vita sociale e professionale. L’insorgenza dei sintomi si verifica in genere in età adulta, con una prevalenza una tantum globale di circa lo 0,3-0,7%.[4] La diagnosi si basa sull’osservazione dei comportamenti del paziente e sulle esperienze riportate da esso. La genetica, i fattori ambientali precoci e i processi psicologici e sociali sembrano contribuire in modo determinante al suo sviluppo. L’assunzione di alcune sostanze stupefacenti o farmaci sembra causare o peggiorare i sintomi. La ricerca attuale si concentra sul ruolo delle neuroscienze, anche se non è stata trovata una causa organica ben precisa. Le possibili combinazioni sintomatologiche hanno avviato un dibattito sul fatto che la diagnosi possa essere relativa a un unico disturbo piuttosto che alla somma di un certo numero di sindromi distinte. La base del trattamento è la somministrazione di un farmaco antipsicotico, che sopprime principalmente l’attività del recettore della dopamina e talvolta della serotonina. L’intervento psicoterapeutico e la riabilitazione professionale e sociale sono altresì importanti nel trattamento. Nei casi più gravi, in cui vi sia il rischio per sé e per gli altri, può essere necessario un trattamento sanitario obbligatorio, anche se ciò avviene meno frequentemente rispetto a una volta.[5] La malattia porta allo sviluppo di diversi problemi relativi al comportamento e alla sfera emozionale. Le persone affette da schizofrenia possono avere ulteriori comorbilità, tra cui la depressione maggiore e disturbi d’ansia. Sono altresì frequenti i casi di abuso di sostanze (riscontrabili in quasi il 50% dei pazienti),[6] problemi sociali, come la disoccupazione e la povertà. L’aspettativa di vita media delle persone affette dalla condizione varia da 12 a 15 anni di meno rispetto alla popolazione in generale. Ciò è il risultato di un aumento dei problemi di salute fisica e un tasso di suicidio più elevato, circa il 5%.[4]. Via: silviapiredda, wikipedia

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Written by Laura Rossi

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Angelo d’Arrigo

Trascorre metà della vita spacciandosi per il fratello