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Acrofobia

L’acrofobia (dal greco antico ἄκρον, ákron, “cima, sommità” e φόβος, phóbos, “paura”) è la paura delle altezze e dei luoghi elevati.[1]

Sintomatologia
Come le altre fobie, si manifesta con sintomi somatici e sintomi psichici. Entrambi costituiscono in origine reazioni adattive dell’organismo ad una situazione di pericolo, che predispongono l’individuo ad una reazione del tipo “attacca o fuggi”; diventano tuttavia disadattive o patologiche quando superano una certa soglia di intensità o quando si verifica una eccessiva generalizzazione, cioè quando si manifestano di fronte a situazioni che non costituiscono un pericolo oggettivo.
Fra i sintomi somatici più comuni vi sono la tachicardia, i tremori, la sudorazione eccessiva. I sintomi psichici includono diverse manifestazioni ansiose, ma possono arrivare attacchi di panico e perfino situazioni di tipo dissociativo nei casi più gravi. Nell’individuo con acrofobia questi sintomi si possono manifestare quando si trova nella situazione specifica, cioè in un luogo elevato come un ascensore, un balcone, la sommità di un rilievo. Poiché le fobie tendono a generalizzarsi, è però possibile che i sintomi si manifestino con la stessa intensità anche soltanto immaginando la situazione fobica.
Trattandosi di un sintomo, la fobia può manifestarsi in forma isolata o essere ricollegabile a diversi quadri psicopatologici o sindromici. Spesso rientra in un quadro di tipo nevrotico, che prende perciò la denominazione di nevrosi fobica o di nevrosi ossessivo-fobica. Sintomi fobici possono manifestarsi anche in situazioni psicopatologiche più gravi, senza assumere un rilievo nosografico a sé stante.
Rispetto all’origine di questo tipo di fobie sussistono interpretazioni diverse, connesse alle diverse scuole formative nell’ambito della psicologia e ai dati relativi al contesto di vita dell’individuo. Queste descrizioni vanno da quelle di ambito comportamentista, che fanno riferimento ad esperienze paurose vissute in situazioni precedenti, poi generalizzatesi per condizionamento classico, a interpretazioni a carattere più simbolico che caratterizzano le scuole psicodinamiche, a un’alterazione delle relazioni all’interno del sistema di riferimento dell’individuo tale per cui il sintomo mantiene l’equilibrio del sistema stesso, caratteristico delle scuole sistemico-relazionali.
Da questo discendono varie forme di intervento, che comprendono la desensibilizzazione sistematica e il biofeedback, più utilizzate in ambito comportamentista, alle diverse forme di psicoterapia psicodinamica, cognitiva o sistemica. Per esempio, nella desensibilizzazione sistematica si esporrà il soggetto a stimoli ansiogeni costituiti da immagini o situazioni connesse a luoghi elevati, sottoponendolo contemporaneamente a sedute di rilassamento, finché la reazione ansiosa viene progressivamente annullata.

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Paura dell’altezza: 4 consigli per gestirla
“Può succedere a tutti di fare l’esperienza di avvertire un forte senso di vuoto o vertigini, nel momento in cui ci si trova ad un’altezza piuttosto elevata (per esempio in cima ad una montagna o anche semplicemente nei piani alti di un palazzo). Tutti i sintomi fisici che avvertiamo (tachicardia, tremori, capogiri ecc) , sono assolutamente “normali”, poichè, sono “utili” per proteggerci dai pericoli esterni; in questo caso, dunque, la “leggera sensazione di paura” che proviamo ci aiuta ad evitare di cadere nel vuoto. Nel momento in cui, la leggera paura diventi eccessiva e i sintomi fisici molto forti, al punto tale da creare sofferenza e disagio, è possibile parlare di acrofobia. Per acrofobia si intende, infatti, la fobia vera e propria dell’altezza e di trovarsi, pertanto, in edifici alti,in cima ad una montagna etc. La persona, dunque, ha paura di cadere o teme di perdere il controllo di sé e di gettarsi nel vuoto.

Quali sintomi?
I sintomi che accompagnano l’acrofobia, solitamente, sono: vertigini o capogiri, un fortissimo senso di vuoto, battito del cuore accelerato, mancanza di respiro, fino ad arrivare a sensazione di svenire e ad attacchi di panico veri e propri. Accanto a questi sintomi fisici, si accompagnano,  talvolta, “immagini, fantasie di cadere e farsi male, etc.” La persona che soffre di acrofobia può arrivare, perfino a sperimentare quella che viene definita “ansia anticipatoria”, vale a dire, provare i sintomi appena descritti, semplicemente immaginando o anticipando mentalmente la situazione che più teme (immaginare di trovarsi in cima ad un palazzo, in una montagna ecc… ) e a partire da ciò, iniziare a evitare puntualmente tutte le situazioni che potrebbero metterla in contatto con la propria fobia. C’è chi, in casi estremi, per esempio, finisce con l’evitare perfino di salire le scale, prendere gli ascensori, o affacciarsi da balconi recintati, anche ad altezze “medie”. Nei casi in cui la persona non possa a fare a meno di evitare, è molto frequente che questa chieda a parenti, amici, di farsi accompagnare ed affrontare con qualcuno la situazione.

Cosa fare?
Per tentare di gestire al meglio la paura dell’altezza:
1) È consigliabile, innanzitutto, cercare  di entrare in un’ottica mentale ben precisa, vale a dire: “solo se affronto in prima persona le mie paure,  queste si ridimensionano”.  Se evitare, per esempio, sembra la soluzione giusta perchè fa sentire “protetti” in realtà, è proprio questa soluzione che contribuisce ad ingigantire la fobia.
2) A partire da questa premessa, potrebbe essere utile, procedere per micro-obiettivi. La persona, dunque, potrebbe avvicinarsi gradualmente alla propria paura, ”misurando”, di volta in volta, il suo limite di “sopportazione”; per esempio, potrebbe decidere di salire al primo piano di un palazzo, attendere un pò, soffermarsi su tutto ciò che le sta intorno, per poi tornare indietro. In seguito, la persona potrebbe decidere di compiere un ulteriore step, per cui la volta successiva, scegliere di salire al secondo piano, etc.
3) Per i più “coraggiosi” esistono, invece, corsi in cui vengono simulate le arrampicate, all’interno delle quali, attraverso “personale qualificato”, si affrontano timori e paure.
4) È importante precisare che, nel momento in cui la fobia diventa eccessivamente invalidante, al punto tale da compromettere la vita quotidiana della persona, è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo, col quale intraprendere un percorso orientato al superamento della fobia stessa.

Note
1.^ Purgato, p. 111 Via: wikipedia, milano-psicologia

Mentor

Written by Laura Rossi

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One Comment

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  1. Ti ringrazio per questo utile articolo. Personalmente sono gia stato il protagonista di un tentativo di impatto forzato alla cura dell’acrofobia ma non ha funzionato forse perchè non ero solo ma in compagnia di una studiosa disibinita di psicologia. Ho provato anche a vedere diverse immagini con visuale molto panoramica (vedi la galleria di questo articolo). Mi rimane da provare i micro-obbiettivi in prima persona. Anche se avere paure come questa, ti ricorda che sei un essere umano e ti aiuta a evitare posti pericolosi (vedi questo esempio click!). Non tutti i mali vengono per nuocere. Umano è bello.

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