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Tentacle rape (letteralmente: stupro tentacolare) è un concetto, presente sia in horror hentai che in film a sfondo horror/pornografico, dove creature mostruose dotate di numerosi tentacoli abusano di giovani donne. Gran parte del genere rientra nell’ambito del BDSM ed in particolare del bondage, quando la “vittima” è imprigionata dai tentacoli.
Oltre alla donne, le vittime possono essere giovani uomini: in tal caso si tratta di tentacle-rape-yaoi un genere piuttosto raro ma molto ricercato dalle lettrici giapponesi (lo yaoi è un genere per un pubblico femminile). La caratteristica che lo differenzia e lo rende pertanto molto ricercato sta nel fatto che, rispetto al tentacle-rape normale, vi è una maggiore violenza dello stupro (che di per sé è già comunque elevato quando le vittime sono donne), in quanto il genere yaoi presenta sempre un rapporto passivo di un uomo verso un altro uomo, che in questo caso è sostituito dal mostro tentacolare, mentre nei casi di hentai normali (rapporti uomo-donna) o yuri (rapporto donna-donna) questo ruolo passivo può a volte mancare. Pertanto il disegnatore di tale genere è consapevole che le lettrici sono molto più abituate a vedere scene di violenza sugli uomini e quindi avrà a che fare con un pubblico più esigente.[senza fonte]Toshio Maeda (autore di Urotsukidoji, manga pioniere del genere) sostiene di aver utilizzato il tentacle rape per aggirare la legge giapponese sulla censura, che proibisce di mostrare gli organi sessuali nei film, ma non contempla la presenza di tentacoli o appendici simili.


Sogno della moglie del marinaio, pittura su legno di Hokusai (1820)
dove una donna viene molestata da una coppia di piovre giganti

Alcuni esempi:
La saga di Urotsukidoji (“Beast”) – manga del 1986 di Toshio Maeda, poi trasposto anche in anime, edito in Italia da Edizioni Play Press nel 1994;
La Blue Girl serie di OAV poi trasposti anche in film;
Injukyoshi (“Obscene Beast Teacher”);
Shokushu High School;[1]
Tra i film ricordiamo La città delle bestie incantatrici (The Wicked City), tratta dall’omonimo manga. Creature dotate di tentacoli sono apparse nell’erotismo giapponese molto prima dell’hentai; tra le prime e più famose opere di questo genere spicca un dipinto intitolato “Sogno della moglie del marinaio”, shunga di Hokusai risalente al periodo Edo.

Note
1.^ Tentacle Hentai Sex at Shokushu High School.[sc:BR]
Il piacere femminile tra sesso tentacolare e violenza orrorifica
Ragazze procaci e sottomesse, dalla femminilità esasperata, violentate da raccapriccianti mostri tentacolari. E’ questo l’universo del Tentacle Rape.
A parlarne è stato Marco Benoît Carbone (Università di Bologna) nell’ambito del workshop Cartography of Pornographic Audiovisuals. Pittoresco sottogenere del Hentai, termine con cui si intendono i manga pornografici estremi e surreali, il Tentacle Rape viene inaugurato nel 1986 con la serie culto Urutsukidôji creata da Toshio Maeda, successivamente trasposta nell’omonimo anime di successo. La fortuna riscossa dalla serie ha dato origine a numerosi epigoni. In realtà questo filone può vantare antichi natali all’interno dell’arte erotica giapponese, in particolare nella tradizione Shunga. Il primo dipinto ad essere universalmente riconosciuto come capostipite del genere è Sogno della moglie del marinaio di Hokusai, datato 1820, che raffigura una donna avviluppata dai tentacoli di due piovre giganti. Il rapporto sessuale tra donne e creature tentacolari diventa particolarmente violento nella versione Anime in cui pornografia e componente orrorifica si uniscono. Assonanze e citazioni, più o meno consapevoli, sono rintracciabili anche nel B-movie occidentale degli anni ’80 e ’90, in particolar modo nei generi horror e sci-fi come La Casa (Sam Raimi, 1981), Possession (Andrzej Zulawski, 1981), Il pianeta del terrore (Bruce D. Clark, 1981), La Cosa (John Carpenter, 1982), Alien: la clonazione (Jean-Pierre Jeunet, 1997).
Analizzando l’origine etimologica del Tentacle Rape ci si può chiedere il perché dei tentacoli e dello stupro. Lo stesso Toshio Maeda ha dichiarato di essere ricorso all’immagine della penetrazione tentacolare per aggirare la legge censoria giapponese che vieta la raffigurazione dei genitali ma paradossalmente consente altre forme di sessualità, purché sublimate da un immaginario soprannaturale e irrealistico. Il tentacolo, in quanto sostituto del fallo, costituisce quindi iperbole e al tempo stesso eufemismo. Inoltre questa bizzarra pratica sessuale può essere interpretata come una tipologia estremizzata del bondage e, più in generale, del sadomasochismo.
Per quanto riguarda invece l’aspetto dello stupro, è interessante notare come la percezione occidentale differisca sostanzialmente da quella giapponese. In Giappone il Rape definisce un sottogenere che attraversa le diverse forme audiovisive con derive controverse e dibattute come per esempio i Rape Game, videogame incentrati sull’abuso perpetrato dal player ai danni di giovani liceali.
L’ultima evoluzione del Tentacle Rape è la sua trasposizione nel live-action amatoriale. Il tempo ce ne mostrerà gli sviluppi. Via: Wikipedia, mediacritica

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Written by Laura Rossi

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Toshio Maeda