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Con la denominazione di pederastia greca si viene a indicare quel peculiare fenomeno consistente nella relazione altamente ritualizzata e socialmente codificata fra due maschi di età differente; poteva trattarsi di un rapporto anche erotico – pubblicamente riconosciuto e accettato – tra un uomo adulto detto erastès (traducibile come amante) ed un ragazzo più giovane chiamato eròmenos (traducibile come amato), solitamente nell’età della prima adolescenza[1]: è stato un costume caratteristico dell’antica Grecia sia durante il suo periodo più arcaico sia nell’età classica[2]. Alcuni studiosi hanno individuato la sua origine nel rito di iniziazione – cui si riferirebbero anche molte storie pederastiche presenti nella mitologia greca; in particolare, nel rito di passaggio caratteristico della pederastia cretese, quella vigente all’interno della strutturazione sociale della civiltà minoica e dove era associata con l’ingresso nella vita militare (il mondo degli uomini) e al culto religioso nei confronti della divinità celeste: lo Zeus che la stessa tradizione greca voleva fosse stato allevato proprio sul Monte Ida nell’isola di Creta[3]. Il costume sociale conosciuto sotto la definizione di “paiderastia”, parola derivante dalla lingua greca antica παιδ-paid (ragazzo) ed ἐραστής-erastés (amante), venne nel corso del tempo altamente idealizzato, seppur in certe occasioni non mancò d’esser criticato in maniera decisa sia nella letteratura greca sia nell’ambito della filosofia greca da alcuni commentatori, anche molto autorevoli, del tempo[4]. Non sembra abbia invece avuto esistenza formale durante la civiltà micenea, almeno sulla base della testimonianza lasciataci da Omero, tranne forse che per gli sparuti accenni riferentesi allo strettissimo legame di amicizia romantica esistente tra l’eroe degli Achei Achille e il suo caro amico Patroclo nel poema epico Iliade (dove però è bene ricordare che non compare nessun riferimento ad alcun tipo di relazione carnale tra i due, mentre nel Libro IX, “L’Ambasceria ad Achille”, versi 662-668, Omero ce li mostra entrambi dormire nella stessa tenda, ma in compagnia di concubine di sesso femminile: Diomeda “guancia bella”, figlia di Fòrbante, rapita dallo stesso Achille dall’isola di Lesbo dopo la presa della sua roccaforte, ed Ifi “bella cintura”, che lo stesso eroe semidivino rapì dopo la presa di Sciro, facendone dono all’amico Patroclo. Va inoltre ricordato che nello stesso libro, il IX, vv 128 e seguenti, Agamennone cerca di ingraziarsi l’eroe semidivino, al fine di assicurarsi nuovamente le sue prestazioni sul campo di battaglia, con svariate offerte, tra cui non mancano alcune schiave, “le più belle” tra tutte quelle catturate in seguito alla presa di Lesbo già ricordata in precedenza, mentre nell’offerta non risultano presenti schiavi di sesso maschile da far dono all’eroe: “[…] E gli darò sette donne, che sanno lavori perfetti, lesbie, quelle che quando egli prese Lesbo ben costruita scelsi per me, vincevano tutte le donne in bellezza”. Il discorso prosegue ai vv 139 e seguenti con la promessa di fargli dono delle più belle schiave scelte tra le donne di Troia, una volta riusciti nell’impresa di espugnare la città di Priamo “[…] e si scelga lui stesso venti donne troiane, che siano le più belle dopo Elena argiva.” Sempre Agamennone è pronto a legarsi con un vincolo di parentela allo stesso Achille concedendogli di sposare successivamente una delle sue tre figlie femmine, come risulta nello stesso libro, il IX, ai vv 141 e quelli successivi “Che se giungiamo ad Argo d’Acaia, mammella di campi, egli sarà mio genero; l’onorerò come Oreste, il beniamino mio, che cresce fra grande ricchezza; ho tre figliole nella mia casa ben costruita, Crisòtemi, Laodice, Ifiànassa, quella che preferisce, la porti via senza doni […]” [trad. Rosa Calzecchi Onesti]) e all’episodio riguardante Telemaco che viene invitato a dormire sullo stesso letto fianco a fianco di Pisistrato, il figlio del re di Pilo Nestore (nonché l’unico non ancora sposato); ciò accade per ben due volte, all’inizio dell’Odissea. Nell’antica Grecia s’ipotizza possa essersi sviluppata nel tardo VII secolo a.C. come uno degli aspetti preminenti della cultura Greca, così potentemente intrisa di omosocialità ed omoerotismo[5], ampliata inoltre da altre pratiche quali la nudità atletica e la rappresentazione della nudità in ambito artistico col nudo eroico; ma anche dalla tradizione del simposio, dall’età relativamente tarda – verso i trent’anni – in cui la classe dell’aristocrazia maschile stipulava un contratto matrimoniale ed infine pure dall’isolamento sociale in cui venivano tenute da un certo periodo in poi le donne nell’antica Grecia[6]. L’influenza prodotta dalla pederastia era talmente diffusa e vasta da finire presto con l’essere considerata il modello culturale principale per le relazioni sentimentali – rigorosamente non mercenarie – dei cittadini maschi tra di loro[7]: gli studiosi hanno discusso ampiamente il ruolo e l’estensione del fenomeno pederastico, il quale è probabilmente variato a seconda delle usanze locali e delle inclinazioni individuali[8]. Il termine nel linguaggio comune odierno potrebbe implicare in alcune giurisdizioni il fenomeno dell’abuso minorile; ma l’antico diritto penale ateniese, per esempio, riconosceva chiaramente il consenso (in opposizione alla violenza sessuale) ma non una specifica – seppur consigliata – età del consenso come fattore di regolazione del comportamento sessuale[9]. Come lo studioso di antichità classica dell’università di Cambridge Robin Osborne non ha mancato di sottolineare, la discussione storica concernente la “paiderastia” è complicata dagli standard morali rappresentati dal sistema di valori prevalente: «Compito dello storico è difatti quello di richiamare l’attenzione sulle questioni personali, sociali, politiche e morali che stanno dietro alle rappresentazioni letterarie ed artistiche del mondo greco. Il compito dello storico è quello di presentare anche la realtà della pederastia a tutti… per trovarsi faccia a faccia con uno dei motivi per cui la Grecia fu glorificata, ma che faceva parte di un mondo in cui molti dei nostri valori fondamentali si trovano ad essere sfidati piuttosto che confermati[10].» La pederastia greca va in definitiva inserita in un quadro generale nel quale desideri e comportamenti sessuali non erano classificati sulla base della diversità sessuale o dell’identità di genere dei partner, bensì in base al ruolo attivo e passivo nel sesso e alle conformità alle norme concernenti età e condizione sociale delle persone coinvolte.

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Mentor

Written by Vicky Ledia

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