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Nel 2007 il celebre biologo evoluzionista Richard Dawkins realizzò per l’emittente britannica Channel 4 un documentario dal titolo “The Enemies of Reason” (I nemici della ragione), investigando tutte quelle aree di credenza e indottrinamento che, seppur prive di qualunque validità o attendibilità scientifica, risultano largamente diffuse nella popolazione. Nonostante siamo nel terzo millennio e nonostante la gran parte della popolazione, specie nei Paesi occidentali, abbia accesso all’istruzione queste sacche di ignoranza continuano ad essere estremamente radicate. Un chiaro esempio é rappresentato dall‘astrologia: sebbene la correlazione tra la posizione  (arbitraria) di astri e pianeti e i comportamenti degli esseri umani sia una sciocchezza infantile e priva di ogni fondamento scientifico gli oroscopi compaiono ancora sulle pagine di tutti i quotidiani del Mondo.
Dietro queste credenze, solitamente, c’è oltre all’ignoranza anche una forma di paura e talvolta addirittura di rifiuto nei confronti del metodo scientifico e della scienza tout-court. Chi accetta tali credenze, infatti, non si basa su dati osservativi o sperimentali, né su ipotesi attendibili e comprovate. Al contrario si basa o sul richiamo all’autorità (lo ha detto la Bibbia, il Buddha, Beppe Grillo, Vannoni, l’omino delle televendite ecc.), o sul mero sentito dire (ho letto su internet, hanno detto in tv, dice mio cugino…) o talvolta su una forma di onniscenza autorivelata (so per certo che, è chiaro che…).
Questi fenomeni evidenziano una tendenza paradossale. Alle origini dell’età moderna il pensiero razionale e lo sviluppo scientifico erano visti come la forma più alta della conoscenza, e personaggi come Newton, Kant e Lavoisier erano visti dalla popolazione con rispetto e riverenza. Oggi, dopo che la scienza ha raddoppiato la durata della vita della nostra specie, migliorandone enormemente anche la qualità, dopo che ha eradicato malattie, creato sistemi di trasporto e informazione su scala globale, sviluppato difese da catastrofi naturali, prodotto conoscenza estensiva su noi stessi, sull’Universo e sul nostro posto al suo interno, ampliato a dismisura i nostri orizzonti fisici e immaginativi, ebbene proprio ora anziché rafforzare tale rispetto e gratitudine verso la scienza, essa è altre sì vista come una minaccia e gli scienziati sono spesso visti con sospetto.
Nelle prossime settimane analizzeremo in dettaglio tutte le varie forme di questa nuova offensiva contro la ragione e la scienza. Questa settimana cominciamo con una delle credenze antiscientifiche più diffuse in tempi recenti, ovvero la teoria del complotto sulle scie chimiche. La scelta di partire da qui nasce da una discussione avvenuta in settimana sul mio canale di divulgazione scientifica Scienza Live (diretto assieme ad Alessandro Scoccia Pappagallo), laddove un post sul tema delle scie chimiche aveva scatenato un polverone di commenti polemici, rapidamente degenerati nell’insulto. Sembra opportuno allora fare al più presto un po’ di chiarezza.


La tesi cospirazionista sulle scie chimiche è la seguente: alcune delle scie di condensazione visibili ogni giorno nel cielo sereno (cioè nell’atmosfera terrestre) sarebbero in realtà agenti chimici intenzionalmente spruzzati da ipotetici macchinari installati su velivoli da autori misteriosi per motivi svariati, nel quadro generale di un complotto globale. A questa tesi di base ogni micro-corrente complottista aggiunge a piacimento dettagli di vario genere: c’è chi crede che dietro queste presunte scie chimiche ci sia l’intento di operare modificazioni climatiche (tipo far o non far piovere), altri credono che siano il prodotto di segrete operazioni governative o militari o di corporazioni private (si parla di CIA, NASA, Vaticano, Google, compagnie aeree ecc.), altri ancora sostengono che siano finalizzate al controllo psicologico o addirittura al danneggiamento fisico della popolazione. Non è affatto chiaro nemmeno di quali agenti chimici si tratterebbe: c’è chi dice alluminio, chi bario, chi più ne ha più ne metta. Insomma, la pietanza è servita, ognuno si scelga il contorno.

Il sito complottista Tanker-Enemy pubblica questo organigramma che riassume, dal punto di vista delle teorie complottiste, i presunti responsabili delle scie chimiche.

Il sito complottista Tanker-Enemy pubblica questo organigramma che riassume, dal punto di vista delle teorie complottiste, i presunti responsabili delle scie chimiche.

Un aereo di linea in fase di volo, considerato dai complottisti strumento di propagazione delle "scie chimiche".

Un aereo di linea in fase di volo, considerato dai complottisti strumento di propagazione delle “scie chimiche”.

A questo punto sorge spontanea la domanda: su quali dati osservativi o sperimentali si basa questa tesi? Ci sono analisi chimiche che dimostrano che tali scie non sono normali scie di condensazione bensì contengano agenti chimici psicoattivi o capaci di operare modificazioni climatiche? Vi sorprenderà sapere che la risposta è semplicemente no, non esiste la benché minima prova scientifica in sostegno di questa tesi. L’unico presunto dato viene da un pensionato statunitense, tale Clifford E. Carnicom (foto) Cliffordcarnicom2, il quale sostiene di aver rilevato tracce di alluminio e bario nell’aria in prossimità di scie di condensazione. Tuttavia l’attendibilità di tali dati non è verificabile in quanto Carnicom si è sempre rifiutato di mettere a disposizione di istituzioni terze i suoi presunti campioni, né ha mai esposto i metodi con cui avrebbe svolto le prove. In ogni caso, per chi ha un minimo di competenza scientifica, i dati di Carnicom hanno comunque poco di sensazionale: alluminio e bario sono infatti rispettivamente il terzo e il quattordicesimo costituente chimico della crosta terrestre.
Non essendoci la benché minima prova scientifica ma solo aneddoti la discussione potrebbe tranquillamente concludersi qui. Mi pare interessante tuttavia approfondire su quali basi logiche si fonda la tesi complottista. Ebbene essa poggia su una strategia di ragionamento che in logica viene chiamata condizionale controfattuale, ossia un ragionamento del tipo “se si trattasse di normali scie di condensazione, allora non si verificherebbero certe caratteristiche”. E quali sono allora queste presunte caratteristiche distintive delle scie chimiche? La prima sarebbe la persistenza: secondo i teorici del complotto le scie che vediamo nei nostri cieli sarebbero troppo persistenti per essere semplici scie di condensazione. La seconda è la fisionomia: molte scie avrebbero forme troppo irregolari.
Tuttavia un minimo di competenza in materia aerodinamica e termodinamica sarebbe sufficiente a sapere che forma e persistenza delle scie di condensazione sono variabili in funzione delle condizioni metereologiche riscontrabili a quote differenti. In particolare in funzione di temperatura, pressione, umidità relativa e dell’intensità e direzione dei venti presenti a tali quote. In zone più fredde (quindi di solito a quote maggiori) i gas condensano più rapidamente e creano scie più compatte. In zone più calde (solitamente a quote più basse), invece, essi condensano più rapidamente. L’espansione delle scie poi, dipende dal moto browniano ed aumenta in funzione del tempo (anche in assenza di vento). I venti in quota possono accelerare l’espansione delle scie e, se aventi direzione incostante, creare quelle ramificazioni e curve giudicate innaturali dai teorici del complotto. Le scie a tratti, inoltre, che vengono spesso considerate dai complottisti come eminentemente “chimiche” vengono naturalmente a crearsi laddove zone in cui sono presenti condizioni atte alla formazione di scie di condensazione sono adiacenti a zone in cui tali condizioni non sono presenti. Questo dipende dal fatto elementare, che dovrebbe essere noto ad ogni studente di liceo, che l’atmosfera terrestre è un fluido non omogeneo.

Un esempio di scia di condensazione espansa a seguito di venti e correnti.

Un esempio di scia di condensazione espansa a seguito di venti e correnti.

Chiaramente, inoltre, un ruolo causale è giocato anche dal tipo di motore di cui l’aereo dispone. I reattori turbofan a doppio flusso, ad esempio, formano scie di condensazione anche in condizioni in cui i vecchi turbofan a singolo flusso non le creano. Questo, unito al grande aumento del traffico aereo, spiega perché il numero di scie di condensazione è notevolmente aumentato negli ultimi anni.
Ma come è nata storicamente questa teoria del complotto? Ebbene nacque come travisamento di un documento dell’Air Force americana, datato 1996. Ma fu nel momento in cui la bufala fece capolino sul web che essa divenne subito virale, attivando un tam tam mediatico alimentato dall’ignoranza del cittadino medio in materia di termodinamica e metereologia. Di tale veicolamento dell’ignoranza, internet è un canale privilegiato. Nel web infatti chiunque può esprimere la propria opinione, anche in totale assenza di competenze tecniche e tale opinione viene trasmessa indipendentemente dalla sua attendibilità. La teoria del complotto sulle scie chimiche è pertanto un chiaro esempio di come la scarsa informazione scientifica possa alimentare problematiche sociali di rilievo, al punto che varie nazioni, quali Canada e Germania, hanno dovuto addirittura presentare risposte ad interrogazioni parlamentari.
Per le ragioni esposte, il complottismo sulle scie chimiche è un buon esempio della deriva antiscientifica e irrazionalista che sta attraversando la nostra società. Nelle prossime settimane aggiungeremo ulteriori tasselli a questo inquietante mosaico.


AVVISO PER I COMPLOTTISTI: No, non sono pagato né dall’HAARP, né dalla NASA, né dal Vaticano, né dalla massoneria, né dagli alieni pronti a colonizzare la Terra, né dai pericolosissimi microchip psicoattivi nascosti sotto la vostra pelle. Source: youthunitedpress

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Written by Laura Rossi

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