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La città segreta dei nazisti

Nella giungla argentina edifici tedeschi e monete del Reich scoperti nella regione di Misiones. Gli archeologi: un rifugio per i gerarchi in caso di sconfitta nella guerra.
Tre edifici abbandonati nella giungla, coperti di vegetazione e di leggende, sono stati per anni il «debito» che Daniel Schavelzon sentiva di avere nei confronti della Storia. Un conto aperto con le dicerie secondo cui il braccio destro di Adolf Hitler, Martin Bormann, si sarebbe nascosto in quella che gli abitanti della regione tropicale di Misiones conoscono come la «Casa del Nazi». Una storia probabilmente falsa, seguendo la quale, però, questo archeologo ha scoperto i resti di un fortino che fu costruito proprio dai tedeschi, come parte di un piano segreto di ritirata in Argentina, nel caso in cui la Germania avesse perso la guerra.

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Un rifugio segreto nel mezzo della selva argentina per dare riparo ai gerarchi nazisti in caso di una sconfitta. È l’avvincente ipotesi di un gruppo di archeologi dell’Università di Buenos Aires, che ha trovato nella provincia di Misiones resti di costruzioni ideate probabilmente per ospitare ufficiali dell’aeronautica di Hitler. Il ritrovamento è avvenuto in una località a ridosso della frontiera tra il Paraguay e il Brasile, nel paese che per anni ha accolto nazisti del calibro di Erich Priebke, Josef Mengele e Adolf Eichmann. Le ricerche sono state fatte in un parco chiamato «Teyu Cuare» (Grotta della lucertola nella lingua guaranì) da una squadra di esperti che ha trovato sul posto muri con uno spessore di tre metri.

Reperti degli Anni 40
«Siamo solo all’inizio, è presto per tirare le somme – dice Schavelzon mentre cerca i fondi per continuare a scavare – ma possiamo almeno fare qualche ipotesi». Le monete del Reich battute tra il 1938 e il 1944, le ceramiche delle piastrelle e le scatolette catalogate tra i reperti, collocano un gruppo di tedeschi a metà Anni 40, in questo luogo del Nord argentino, all’epoca quasi inaccessibile. La «struttura tipica dell’ingegneria europea, con mura spesse tre metri e senza omologhi nei dintorni», comprende un’abitazione per gli alloggi (dotata dell’eccezionale lusso di un pozzo e una tinozza), un magazzino per le scorte e una casamatta che domina il circondario. Da qui, una sentinella può vedere qualsiasi estraneo in avvicinamento per chilometri e poi, volgendosi a Nord, anche il fiume Paranà e più avanti il Paraguay, a 10 minuti di cammino.
Schavelson non trova altre ragioni per spiegare tutto ciò, se non quella per cui i tedeschi abbiano voluto costruirsi un rifugio quando la Seconda Guerra Mondiale aveva preso una brutta piega. Storici come Carlos De Napoli, Abel Basti e Jorge Cammarasa hanno dedicato la vita a raccogliere informazioni sulla comunità germano-argentina, sull’entusiasmo con cui militò nel primo nazismo, sull’ostinazione con cui rimase tale dopo la caduta di Berlino e sulla somiglianza di certe località della Patagonia con le Alpi di Baviera. Tutti elementi che avrebbero convinto il «Führer» a scegliere questo posto per la ritirata, se fosse fallita l’invasione dell’Europa.

Video – Dentro il rifugio segreto dei nazisti

Scappati in Sudamerica
Il compito fu affidato al ministro dell’Agricoltura e teorico della supremazia razziale, Walter Darré, nato a Buenos Aires da immigrati tedeschi e qui rimasto fino all’adolescenza. Le vicende di Adolf Eichman, di Erich Priebke, del «Macellaio di Riga» Eduard Roschmann, di quello di Lione Klaus Barbie, del «Dottor Morte» Josef Mengele, tutti scappati in Sudamerica, confermano parte di queste teorie e danno fondamento a un’altra delle osservazioni di Schavelzon: né Bormann (morto probabilmente in Europa il 2 maggio del ’45), né altri, vissero mai nel fortino della giungla di Misiones. «In Argentina i gerarchi scoprirono che non avevano bisogno di nascondersi e abbandonarono le loro tane all’oblio». Ma quante ne avranno costruite in tutto? «Forse decine», dice Schavelzon, che è già sulle tracce del secondo nascondiglio.

Argentina, il rifugio segreto dei nazisti nella giungla
Archeologi trovano costruzioni, cinque monete tedesche risalenti agli anni tra il 1938 e il 1941.
Un progetto segreto nel mezzo della selva argentina per dare riparo ai principali gerarchi nazisti in caso di una sconfitta. E’ l’avvincente ipotesi di un gruppo di archeologi industriali dell’Università di Buenos Aires, che ha trovato nella provincia di Misiones resti di costruzioni ideate probabilmente per ospitare ufficiali dell’aeronautica di Hitler. Una località a ridosso della frontiera tra il Paraguay e il Brasile, nel paese che per anni ha accolto nazisti del calibro di Erich Priebke, Josef Mengele e Adolf Eichmann. Le ricerche sono state fatte in un parco chiamato ‘Teyù Cuarè’ (‘Grotta della lucertola’ nella lingua guaranì’) da una squadra di esperti che ha trovato sul posto muri con uno spessore di tre metri. “A quanto pare, a metà della seconda guerra l’aeronautica del nazismo lavorò a questo progetto segreto”, ha spiegato il responsabile dei ricercatori, Daniel Schavelzon, sottolineando che tra i posti scelti “c’erano deserti, montagne e, appunto, selve”. “Tutti, comunque, luoghi inaccessibili come questo, un posto facilmente difendibile, protetto e dove era possibile vivere tranquilli”, ha sottolineato Schavelzon al quotidiano Clarin. Sono state trovate anche cinque monete tedesche risalenti agli anni tra il 1938 e il 1941 e i resti di un piatto di porcellana con la scritta ‘Made in Germany’ prodotta dalla ditta Meissen tra il 1890 e il 1940. Tra tante ricostruzioni fantasiose e teorie le più disparate, è certo che l’Argentina è stato uno dei paesi prediletti dai nazisti – ufficiali o semplici soldati – che dopo il crollo del nazionalsocialismo fuggirono dall’Europa. Molti di loro partirono dal porto di Genova per raggiungere il Brasile o l’Argentina. Nelle librerie di Buenos Aires non mancano d’altro lato studi sull’arrivo di sottomarini nazisti carichi d’oro nelle coste della Patagonia: dove, secondo alcuni autori, sarebbe fuggito lo stesso Hitler, proprio a bordo di un sommergibile. Tra le leggende urbane ‘nazismo e Argentina’ c’è quello di un altro pezzo grosso della Germania hitleriana, Martin Bormann, che sarebbe vissuto a Misiones, proprio all’interno dell’area che oggi è il parco ‘Teyù Cuarè’. Via: lastampa, corrieredellasera, ansa


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