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L’archivio segreto del commercialista Paolo Oliverio, arrestato nei mesi scorsi con l’accusa di avere riciclato montagne di soldi della ‘Ndrangheta, è una bomba ad orologeria che rischia di far saltare le istituzioni: “Se li aprite viene giù l’Italia” aveva detto lo stesso Oliverio al momento della cattura rivolgendosi ai militari che portavano via le sue apparecchiature informatiche.
Oliviero, arrestato agli inizi di Novembre con l’accusa di aver pilotato nomine e affari dell’ordine religioso dei Camilliani, era il commercialista di fiducia di esponenti delle istituzioni e uomini d’affari. Inoltre, secondo l’accusa, egli riciclava i soldi della ‘ndrangheta e di alcuni esponenti della criminalità romana. Il contenuto dell’archivio informatico è importante perché il giudice delle indagini preliminari gli ha negato la scarcerazione proprio in attesa “dell’esito delle verifiche su questi legami” affidate alla guardia di Finanza.
Sterminato è l’elenco di nomi noti contenuti nei file: ci sono quelli di Paolo Berlusconi, Claudio Lotito, Marco Squatriti l’avvocato di affari ex marito di Afef Jnifen, coinvolto in numerosi scandali finanziari e tuttora latitante per una bancarotta da oltre 90 milioni di euro, Lorenzo Borgogni, ex manager di primo livello di Finmeccanica  Con loro Oliverio avrebbe tentato alcune operazioni finanziarie e in alcuni casi sarebbe riuscito a piazzare anche alcuni «colpi» da milioni di euro.Tutto passava da decine di aziende, nella maggior parte dei casi intestate a prestanome, che il professionista avrebbe utilizzato per «ripulire» fondi di provenienza illecita.
Inoltre Oliviero è accusato di avere condizionato l’operato della Pubblica Amministrazione attraverso ricatti, attività di dossieraggio e finanziamento illecito della politica, grazie alla partecipazione nelle attività criminali dell’organizzazione di esponenti della ‘ndrangheta calabrese della banda della Magliana e di personaggi facenti parte di logge massoniche coperte oltre ad autorevoli prelati; in questo contesto assumono grande rilevanza i contatti con il faccendiere Flavio Carboni e con il boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi.
Nell’ordinanza del Gip con il quale sono stati negati i domiciliari a Oliviero si fa riferimento alle sue relazioni con generali  e agenti dei servizi segreti; come rivela il Gip “l’indagato disponeva di un sistema software per le intercettazioni illegali”  e nel suo computer sono stati trovati numerosi resoconti su incontri avuti con personalità e sulla gestione di affari: quanto basta per alimentare l’ipotesi che in alcuni casi Oliverio si sia prestato a svolgere il ruolo di informatore.
Tutto da definire il capitolo dei rapporti tra Oliviero e il Vaticano, poiché egli aveva ottenuto dai Camilliani una procura speciale per la gestione degli appalti in Campania, Calabria e Sicilia, ma appunti e  documenti contenuti nei suoi computer rivelano che non erano soltanto i vertici dell’ordine religioso i suoi referenti in Vaticano; in base alle informative delle forze di polizia egli avrebbe “risolto” un caso di violenza sessuale che vedeva coinvolto un religioso convincendo la vittima a non presentare denuncia; inoltre, egli avrebbe governato altre questioni, economiche e personali, riguardanti alti prelati che avrebbero poi ricambiato questa disponibilità. Source: vnews24

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Written by Luca

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