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Intervista a Valentina Sulas
News.dracia.com è orgogliosa di presentare l’intervista a Valentina Sulas. Buona lettura:

Partiamo dall’inizio: come e quando hai iniziato ad avere a che fare con il teatro e con la recitazione?
Ho avuto un interesse particolare per il teatro fin da ragazzina; un hobby ed una passione che coltivavo in parallelo agli studi, nella mia città, Cagliari. In seguito alla laurea in Lingue e Letterature Straniere, ho deciso di approfondire la mia preparazione artistica e di far sì che diventasse un lavoro. La Scuola per l’Arte dell’attore, presso la Fabbrica Illuminata, mi ha permesso di studiare danza, canto, dizione, storia del teatro, e ovviamente recitazione, in un corso intensivo che richiedeva un impegno quotidiano, con docenti come Rita Spadola, Fulvio Fo, Franca Devinu: un percorso diventato poi un rapporto di lavoro che continua tuttora con il regista Marco Parodi. Ho studiato anche con Teatro de los Sentidos (Spagna), l’attore e regista australiano Brett Heath, Actores Alidos, Fausto Siddi, Gilles Coullet, Carlo Quartucci, Mario Barzaghi. Oggi collaboro con varie compagnie, lavorando su generi teatrali molto diversi, dal teatro corporeo alla prosa, al teatro di narrazione e al teatro ragazzi. Negli ultimi anni ho gestito la scrittura e la messa in scena di spettacoli interamente di mia creazione, ed ho avuto delle bellissime occasioni per mettermi in gioco in cortometraggi, serie web e cinema. Ma la formazione non finisce mai; occorre aggiornarsi, mettersi in discussione, migliorarsi. Recentemente, ad esempio, ho seguito un corso di aggiornamento con, tra gli altri, Lucia Calamaro, Veronica Cruciani, Davide Iodice, Luciano Colavero, Maurizio Saiu, Karin Koller.

Qual è il tuo background?
Sicuramente è stato molto importante studiare e poi lavorare con la danzatrice Rita Spadola, un’artista stupenda ed una grande insegnante. Da lei ho imparato che il corpo dell’artista deve ricercare la sua libertà serenamente e senza fretta, e scrollarsi di dosso le sovrastrutture della vita quotidiana che appesantiscono il movimento e la persona. Lasciare che il corpo si esprima riscoprendo un movimento naturale.
Un elemento che da sempre mi accompagna è la curiosità verso altre espressioni artistiche, e il desiderio di contaminare e mescolare. Musica dal vivo, arte figurativa, musica concreta e musica elettronica con cui interagire attraverso collaborazioni con artisti intensi, che offrono la loro visione viva e pronta a reagire.

Oltre a questo, fai altro?
Mi occupo di conduzione di laboratori teatrali rivolti a bambini e ragazzi, presso scuole o strutture private, e spettacoli di teatro per ragazzi. Si tratta di percorsi ludici ma con grande funzione educativa all’integrazione, allo spirito di gruppo e alla valorizzazione delle specificità individuali, ed ovviamente stimoli per la creatività e la fantasia. Lo strumento teatrale può anche essere utilizzato per un apprendimento divertente delle lingue straniere, come accade in laboratori specifici nei quali uso la lingua inglese per la costruzione di piccole scene. Gli spettacoli di teatro ragazzi sono un’occasione importante per confrontarsi con un pubblico sincero, che ti abitua a tenere sempre alta l’energia e la presenza.
Riguardo le proposte teatrali rivolte ai bimbi, la collaborazione con la compagnia Salto del Delfino e il regista Nicola Michele è stata preziosissima.
Un altro aspetto del mio lavoro è la creazione di performance e spettacoli; ciò comporta un lavoro di ricerca e studio di materiali, da cui trarre l’ossatura per momenti di sperimentazione che non sai mai dove ti porteranno, né di quanto tempo necessiteranno per prendere una forma. Un investimento di tempo ed energie che si fa volentieri, quando si sente la necessità di raccontare qualcosa e di confrontarsi con il pubblico, sentire le sue reazioni, capire se stai davvero coinvolgendo gli spettatori con l’argomento e con le modalità artistiche che hai scelto.

Puoi spiegare cosa significa per te essere un’artista?
Significa innanzitutto cercare di comunicare. Costruire una relazione con l’altro, trovare il modo di fargli arrivare un’emozione e suscitare una reazione, un cambiamento.

Che rapporto c’è tra te, la telecamera, e il teatro?
Un bel rapporto. Sono fortunata: faccio un lavoro che amo. In alcuni periodi rischia di essere totalizzante: il debutto di un nuovo spettacolo, delle riprese a cui tieni molto… Ma a prescindere dal settore, succede a tutti quando si crede nel proprio lavoro, e capitano sempre i momenti in cui non riesci a smettere di pensarci.

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Di cosa trattano le tue performance?
Mi interessano le emozioni. All’interno di un tema che desidero sviluppare, faccio una ricerca sulle sfaccettature ed i retroscena emotivi che lo accompagnano. Nel mio spettacolo “Attraverso il viaggio”, ci sono storie molto diverse nelle quali ironia, nostalgia, desiderio e paura si mescolano. Più che i fatti, sono le reazioni umane che voglio raccontare.

A cosa ti sei ispirata per realizzare le tue performance?
A quello che vedo e sento intorno a me. Le persone, le loro storie. Ma anche la poesia e la letteratura sono sempre delle fonti inesauribili, se strettamente connesse con la realtà che ci circonda.

Qual è la tua performance preferita?
Lo spettacolo in lingua inglese con cui ho partecipato al Festival Fringe di Edimburgo, “The Mother of the Priest”, di cui sono interprete e regista. Un’esperienza meravigliosa. Una storia ambientata in un paesino fuori dal tempo e dallo spazio, sulla relazione tra madre e figlio, e uomo e donna, liberamente tratta da un romanzo di Grazia Deledda. Il Festival Fringe di Edimburgo è il festival delle arti più grande al mondo; nell’edizione 2014 sono stati presentati più di tremila spettacoli diversi con artisti provenienti da 47 paesi: il posto ideale per chi vuole un confronto forte con la critica e il pubblico. Le recensioni sono state molto positive, quattro stelle su cinque. Un estratto in italiano è stato presentato al festival MISFF di Montecatini. Inoltre, questo spettacolo ha ispirato la realizzazione del medio metraggio “Il peccatore”, del regista Francesco Trudu, del quale sono interprete e voce narrante. Un lavoro ricco di bellissime immagini della Sardegna dei primi del novecento, dai colori intensi.

Progetti futuri? Impegni ambiziosi?
Tante idee. Uno sviluppo della versione in lingua italiana di The Mother of The Priest; le prime ricerche per un nuovo lavoro.

Vuoi ringraziare qualcuno?
Ovviamente te, Luca, per questa bellissima occasione!

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Mentor

Written by News.dracia.com

Unione giornalistica di Dracia.com

6 Comments

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  1. Sono io che ringrazio te, Valentina, infatti è grazie a te che mi hai permesso di leggere una interessante e bella intervista che valorizza e rappresenta in modo affascinante il tuo essere Artista e il tuo grande talento. Complimenti e che questa intervista sia per te di buon auspicio, te lo meriti.

  2. Si, senza ombra di dubbio è una intervista piacevolissima che rende onore all’estrosità del grande Artista che c’è in te e che si evince sin dall’inizio del tuo percorso intenso e importante. Complimenti per la tua carriera e benvenuta anche da parte mia Valentina.

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