Qui si dimostra la tenacia di Bartók che nonostante gli insuccessi continua a cercare un connubio tra la musica popolare e le sale da concerto nello stile pianistico, cominciando con le Due Elegie Op.8b, influenzate dallo stile pianistico delle Elegie di Busoni, e con le Quattro Nenie Op.9 che risentono invece dello stile di Debussy, che troviamo anche nelle Burlesche Op.8c. Le Nenie sono basate sul canto popolare ungherese che fa delle scale modali, non presenti nella musica occidentale, armonizzate in maniera quasi impressionistica. Lo stile di Bartók cominciò a uscire dalle influenze di Busoni e Debussy con le Due danze rumene Op.8a per pianoforte, in cui lo stile divenne decisamente percussivo e d’avanguardia, anche se non riuscì a trovare il modo di proporre i suoi lavori come recital pianistico, se non negli anni Venti, sfruttando anche l’ingigantimento delle capacità tecnico-stilistiche e timbriche del pianoforte che già presso Paderewsky e Rachmaninov avevano raggiunto livelli ragguardevoli. Bartók focalizzò sulla percussività l’Allegro Barbaro del 1911, parallelamente alla Toccata Op.11 di Prokof’ev e alla Danza rituale del Fuoco di Manuel de Falla in cui il pianista rende l’effetto percussivo anche con la gestualità.







