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La Sardegna crea armi di distruzione di massa

Bombe made in Sardegna sullo Yemen?
Un carico da Genova, trasportato dalla nave Jolly Cobalto, ha viaggiato a maggio scorso. Ordigni italiani esportati in Arabia Saudita. Ora in Yemen i sauditi stanno utilizzando le stesse tipologie di ordigni, compresi quelli all’uranio impoverito (che come è noto libera particelle fortemente cancerogene). Quelle utilizzate adesso in Yemen sono le bombe italiane? E perché l’Italia esporta questo tipo di materiale bellico verso un Paese in guerra?
I bombardamenti Sauditi in corso in Yemen continuano a mietere vittime. Tremila morti e almeno 11 mila feriti, finora. In gran parte tra la popolazione civile.
Alcuni fra i più terribili ordigni utilizzati sono fabbricati in Italia e assemblati negli Emirati Arabi Uniti. Secondo documenti diffusi in internet in questi giorni, e frutto di un attacco hacker al ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita (con la sottrazione di almeno 500.000 documenti), il 2 maggio scorso è partita dal porto di Genova la nave Jolly Cobalto: a bordo 6 container di bombe per aereo MK82 e MK 84 senza esplosivo (classificati quindi come semplici involucri accessori). La destinazione è Jeddah in Arabia Saudita. Da qui sarebbero state trasportate via terra ad Abu Dhabi, dove la società Burkan Defence provvede all’assemblaggio dei vari componenti (ottemperando al contratto DP3/4/8/1/2008/34/A). stipulato con il ministero della Difesa saudita fin dal 2008.
I materiali inviati sono prodotti dalla Rwm Italia srl, con sede a Ghedi e in Sardegna, azienda italo tedesca specializzata in armamenti e produttrice anche della bomba Blu-109/B caricata con lo speciale esplosivo termo insensibile Pbxn-109.
La versione da 870 Kg (di cui circa 250 di esplosivo) è un ordigno – come denunciato da anni da Peacelink – all’uranio impoverito, una sostanza in grado di produrre tumori e malattie in seguito allo spargimento di nano e micro particelle nell’ambiente.
Recenti fotografie diffuse tramite internet da residenti nella capitale yemenita Sana’a hanno documentato, in relazione a ordigni inesplosi, l’utilizzo di tipologie all’uranio impoverito, come la Blu-109/B (vedi foto),caricati con l’esplosivo Pbxn-109 (lo stesso tipo di ordigno prodotto dalla Rwn).
È possibile (ma lo si saprà solo quando le macerie potranno essere rimosse) che tre di questi ordigni, ognuno del peso di quasi una tonnellata (per fortuna inesplosi), abbiano provocato nei giorni scorsi il crollo di tre antichi palazzi (parte del patrimonio Unesco) nel centro storico della capitale.
La Rwn Italia dispone sin dal 2013 di un’autorizzazione di temporanea importazione, (quindi finalizzata all’esportazione, risalente al tempo del governo Letta) di 480 bombe Blu-109 da 870 chilogrammi all’uranio impoverito, per un fatturato massimo di 60 milioni di euro.
La definizione ufficiale comunicata Parlamento è: “Bombe da 2.000 LB Blu 109 vuote e relativi ricambi”. Cosa siano i ricambi resta un mistero, anche perché il prezzo di 125.000 euro a bomba sembra eccessivo per dei semplici involucri.
Secondo Archivio Disarmo, tra le armi esportate nel 2012 all’Arabia Saudita (presidente del consiglio Monti) figurano anche 600 bombe da 2000LB Blu 109 attiva per un valore di 15.600.000 euro, 1.000 bombe 500LB MK82 inerte e 300 bombe 2000LB MK84 inerte per complessivi 8.500.000 di euro, tutte prodotte dalla Rwm Italia.
Piene o vuote che siano le bombe e “i ricambi” viene da chiedersi come sia compatibile con l’articolo 11 della nostra Costituzione che l’Italia rifornisca di materiali di armamento un Paese in guerra, impegnato da mesi in una quotidiana campagna di bombardamenti al di fuori del proprio territorio e accusato da Human Right Watch e da Medici Senza Frontiere di violare il diritto internazionale nei confronti della popolazione civile.
Recentemente l’Onu ha reso noto che le condizioni create dal conflitto in Yemen mettono a rischio l’80% della popolazione, circa 16 milioni di persone.

Chi è e cosa produce la Rwm Italia
È una società del gruppo Rheinmetall Defence che ha incorporato le attività e le linee produttive del ramo Difesa della società Sei-Società Esplosivi Industriali spa, fondata nel 1933.
Ad oggi Rwm Italia spa sviluppa e produce internamente una gamma di prodotti, di serie e custom, distribuiti a livello mondiale. Dispone di due stabilimenti in Italia, a Ghedi (Brescia) e a Domusnovas (in Sardegna), dotati di laboratori per lo sviluppo, la ricerca e la produzione delle parti elettroniche, inerti ed esplosive (tradizionali e insensibili) attualmente richieste per i sistemi d’arma.
In linea con la transizione a livello mondiale verso “armi insensibili”, Rwm Italia utilizza un impianto per la produzione di esplosivo insensibile (Pbx) a Domusnovas; i PBXN-109.
L’azienda ha in corso diverse collaborazioni con importanti società coinvolte nel settore della Difesa in Italia, Stati Uniti, Francia, Inghilterra e in altri Paesi. Nel campo dei sistemi aeronautici produce bombe d’aereo G.P.: MK81, MK82, MK83, MK84, bombe d’aereo di penetrazione Blu-109 (confronta foto Yemen bomba inesplosa), accessori per bombe d’aereo, bombe “intelligenti” anti-sommergibile, testate di guerra per missili Cruise.

In Yemen le bombe made in Sulcis
Da Domusnovas allo Yemen. È il viaggio dall’epilogo esplosivo compiuto dai componenti delle bombe impiegate a sud della penisola arabica, dove imperversa la guerra tra una coalizione di nove stati guidata dall’Arabia Saudita e gli sciiti Houthi, che occupano la capitale del paese Sana’a. A svelarlo è la giornalista Malachy Browne in un’inchiesta.
Secondo Browne, le parti necessarie ad assemblare le bombe Mk 82 e Mk 84 utilizzate dalla coalizione capeggiata dal regno saudita provengono dagli impianti di Domusnovas della RWM Italia S.p.a. di Ghedi (in provincia di Brescia), società sussidiaria della multinazionale tedesca Rheinmetall, finanziata nel 2015 da Allianz, Hartford, BlackRock, Dimensional Fund Advisors LP e HSBC e, in passato, anche il fondo pensionistico dello stato di New York. A conti fatti, un vorticoso giro d’affari da miliardi di euro.
Fonti privilegiate assicurano che la fabbrica sulcitana è in piena attività, impiegando stabilmente 20 operai e tra i 50 e i 100 interinali quando sopraggiungono le commesse, nonostante una determina della commissariata Provincia di Carbonia Iglesias faccia riferimento all’avvio della procedura di licenziamento collettivo nell’ottobre del 2014.

La ricostruzione del viaggio grazie agli hacker yemeniti
Il Sulcis è dunque un cuore pulsante dell’industria degli armamenti. Sempre secondo l’inchiesta della Browne, da qui sono partiti i componenti alla volta di Genova. Successivamente,  attraverso il Canale di Suez,  hanno raggiunto il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Da lì sono poi stati trasferiti a Jebel Ali, a Dubai, e poi via terra a un centro di produzione di armi di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. La ricostruzione di questo itinerario è stata agevolata dai documenti sottratti dallo “Yemen Cyber Army”, un gruppo di hacker che ha inviato a Reported.ly  le comunicazioni che provano la spedizione dei componenti degli ordigni dall’Unione Europea alla penisola arabica. I documenti sono stati resi pubblici.
Tra le carte su cui si è basata la Browne, spicca una lettera del 21 aprile 2015 con cui l’azienda che ha assemblato le bombe ad Abu – Dhabi chiede all’esercito degli Emirati Arabi Uniti di concedere il transito alla nave Jolly Cobalto in passaggio nel seguente mese di maggio attraverso il porto di Gedda, in Arabia Saudita. La stessa missiva è stata  poi trasmessa dal quartiere generale dell’esercito all’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti di Riyad, in Arabia Saudita, e da qui al ministero degli Esteri saudita e a quello dei Trasporti per le necessarie autorizzazioni.  La Jolly Cobalto, di proprietà del Gruppo Messina, è approdata a Dubai il 5 giugno dopo essere partita da Genova il 12 maggio.  Le informazioni sul contenuto del carico – scrive la Browne –  parlano di sei container da 12 metri con all’interno componenti delle bombe MK82 e MK84 prodotte a Domusnovas dalla RWM Italia, descritte dalla società che le ha assemblate come “perfette per situazioni in cui è necessaria la massima esplosione e deflagrazione”.
In altri termini, degli ordigni letali, apprezzati per la capacità di seminare morte e distruzione: per la Sardegna si tratta allora di un triste primato. Infatti, stando alle informazioni pubblicate dal Corriere della Sera nel luglio del 2013, quei componenti non possono che essere prodotti nell’Isola, visto che “in provincia di Brescia non si maneggia più l’esplosivo che invece viene utilizzato negli impianti sardi”.

Dagli esplosivi per uso civile alle bombe di guerra
Per l’ex Sarda Esplosivi industriali, il salto di qualità –  in negativo –  arriva nel 2001, quando sotto la Società Esplosivi Industriali,  affianca alla fabbricazione di esplosivi destinati ad uso civile la produzione di componenti per bombe da guerra. Nel 2010, la controllante S.E.I viene, poi,  acquisita dalla Rheinmetall, che fonda la RWM Italia, sotto cui opera la fabbrica di Domusnovas, come dimostra la voltura dell’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dalla Provincia di Carbonia – Iglesias. Una prima  prova dell’ attività di quegli stabilimenti la si ha attraverso la Gazzetta Ufficiale, Serie Generale 299 del 2011, dove si trova un decreto ministeriale che autorizza la RWM di Domusnovas a produrre l’esplosivo AFX 757, e diverse teste da guerra, vale a dire le parti esplosive dei missili Mk 82.  “Tutti prodotti destinati esclusivamente a impieghi militari”, specifica il decreto, per fugare ogni dubbio di sorta. Nel 2014, poi, un nuovo provvedimento ministero dell’Interno “riconosce come manufatto esplosivo destinato ad usi militari su istanza della RWM Italia di Domusnovas un altro componente per la realizzazione di una bomba aerea”. Informazioni più precise si possono reperire sul sito della Federazione Italiana delle industrie per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza dove una scheda dedicata alla RWM Italia e alle sue due sedi di Ghedi e Domusnovas fa esplicito riferimento alla produzione di mine, torpedo (missili utilizzati in acqua) e le bombe MK81, MK82, MK83, MK84 di cui parla Browne.

Ordigni all’uranio impoverito?
Sospetti sulle bombe di Domusnovas.
Silenzi e reticenze sull’uso di materiale radioattivo negli ordigni per lo Yemen Il giallo delle bombe sarde Uranio impoverito nelle armi prodotte a Domusnovas? Resta avvolta nel mistero l’attività della fabbrica di bombe di Domusnovas. Come sono finiti gli ordigni prodotti dalla Rwm munitions sugli aerei degli Emirati Arabi? Ad acquistarle è stata una società di Abu Dhabi che assembla le bombe e le rivende agli eserciti della penisola araba. Ma tra silenzi e reticenze, il giallo si infittisce e non c’è alcuna conferma neppure sull’uso di uranio impoverito.

Il supermarket delle bombe sarde
Come sono finite le bombe prodotte dalla Rwm munitions di Domusnovas sugli aerei dell’esercito degli Emirati arabi? Ad acquistarle è stata la Burkan Munition Systems, una società di Abu Dhabi che assembla gli ordigni e li rivende agli eserciti della Penisola araba. Tra i clienti c’è anche la coalizione di nove Stati che da settimane bombarda i ribelli houthi nello Yemen.

Il codice
A dimostrarlo ci sono i documenti di accompagnamento della spedizione avvenuta a maggio sulla nave Jolly Cobalto, partita da Genova e arrivata a Gedda. E c’è soprattutto il codice (A4447) ritrovato su un missile inesploso nella città di Sa’dah. Una firma che sembra ricondurre direttamente alla Rwm Italia, sede amministrativa nel Bresciano, stabilimento produttivo nell’Iglesiente.

Il manager Sardo
«Non ho nulla da dire, chiamate la sede di Ghedi», dice al telefono Antonello Desogus, referente sardo della società. A Ghedi si rinvia all’ufficio stampa della Rheinmetall Defence, multinazionale tedesca che controlla la Rwm Italia. Ma anche qui nessuno può parlare: «Il responsabile è in ferie», spiegano. Una cortina impenetrabile, come il muro di cinta e il filo spinato che difendono lo stabilimento di Domusnovas. Eppure la società ha un codice etico, approvato nel 2012 dal consiglio d’amministrazione, con cui si impegna a «fornire le dovute informazioni, sia all’esterno che all’interno della società, in modo chiaro e completo, adottando una comunicazione verbale o scritta, di facile e immediata comprensione».

Uranio impoverito
Impossibile chiedere se tra le bombe prodotte nella fabbrica sarda ci siano anche quelle all’uranio impoverito. La Rwm produce le «bombe d’aereo di penetrazione Blu 109», come è scritto sul sito internet dell’Aiad (Aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza). Questo tipo di ordigno secondo alcune fonti può contenere anche l’uranio impoverito. Ma nel piano di emergenza dello stabilimento depositato in prefettura a Cagliari non risulta la lavorazione di materiali radioattivi. Nel documento si dice che all’interno dei 200 ettari in località Matt’e Conti c’è un locale adibito a «test radiografici». Però non è specificato come venga utilizzato.

Le reazioni
È certo invece che le bombe prodotte a Domusnovas abbiamo contribuito a distruggere alcune città dello Yemen, dove gli eserciti della coalizione araba hanno fatto più di tremila vittime, molte tra i civili. Il traffico di bombe tra la Rwm Italia e la Penisola araba va avanti dal 2012. Cioè prima che iniziassero i raid in Yemen. La scansione temporale di questi “affari” è importante. Lo spiega il deputato del Pd Francesco Sanna: «Come si fa a stabilire che le bombe finiscono in mani sbagliate? La legge dice che è vietata l’esportazione di armi verso i Paesi che sono in stato di conflitto armato e hanno principi in contrasto con la nostra Costituzione. Ma nel caso dello Yemen i raid sono recenti. E le bombe sono state vendute prima dell’inizio dei raid». Dunque, tutto lecito secondo la legge italiana. E i problemi etici legati a quel made in Sardinia ? «Il tema è questo: come e da chi viene utilizzato quello che si produce nello stabilimento di Domusnovas. Non dimentichiamo che il settore degli armamenti in Italia è di primissimo ordine». Per il consigliere regionale di Forza Italia Stefano Tunis «è necessario un approccio laico» alla vicenda. «Serve che ci sia una tracciabilità di questi ordigni, bisogna capire quali siano i canali di commercializzazione delle bombe». Aziende come la Rwm sono benvenute in Sardegna? «Le armi – dice Tunis – hanno contribuito a liberare l’Europa e ancora oggi servono anche per portar pace».

Massacri di civili nello Yemen con armi costruite in Sardegna
L’ultimo raid ha fatto 176 morti. Senza troppa distinzione tra militari e civili, le bombe intelligenti stanno devastando lo Yemen: ordigni da 870 chili di peso, circa 250 di esplosivo. Armi letali, made in Sardinia . Domusnovas, per la precisione, dove dal 2010 ha sede lo stabilimento della Rwm Italia munitions Srl, costola della Rheinmetall Defence, colosso tedesco degli armamenti. Le bombe, secondo un’inchiesta sono arrivate via Genova in Arabia Saudita proprio dalla fabbrica sarda. Da settimane vengono usate dall’esercito degli Emirati Arabi Uniti per radere al suolo San’a, capitale dello Yemen («architettonicamente, è il paese più bello del mondo», scriveva Pasolini), occupata dai ribelli houthi. Una coalizione composta da nove Stati, capitanata dall’Arabia Saudita, ha portato a termine diversi attacchi aerei, uccidendo più di tremila persone e facendo circa undicimila feriti. Gli aerei stanno sganciando su San’a le terrificanti Mk82 e Mk84.

Il viaggio
Il tragitto fatto dai componenti necessari per assemblare questi ordigni è stato svelato da un gruppo di hacker, che si fa chiamare “Yemen Cyber Army”, entrato in possesso di documenti e comunicazioni diplomatiche segrete. Nelle carte si parla della spedizione di parti delle bombe dal territorio dell’Unione europea. Le tracce arrivano fino a Genova, da dove è partita la Jolly Cobalto, cargo dell’armatore Ignazio Messina (un’altra nave della flotta, la Jolly nero, è nota per aver causato 9 morti nel porto ligure nel 2013, dopo l’impatto con la torre piloti) per arrivare fino a Gedda, in Arabia Saudita. A Genova sarebbero stati caricati gli esplosivi arrivati dalla Sardegna, con grande probabilità dal porto canale di Cagliari.

La nave
La Jolly Cobalto è tra i porta-container più grandi del mondo. I dati del sito specializzato MarineTraffic.com e i documenti di spedizione dicono che la nave è partita da Genova il 12 maggio ed è arrivata nella penisola araba il 5 giugno. Le informazioni sul contenuto del carico parlano di «sei container da 12 metri» con all’interno componenti delle bombe Mk82 e Mk84 prodotte da Rwm Italia. LA FABBRICA Stando alle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia di Carbonia-Iglesias e dalla Regione, la “Rwm munitions Italia srl” è subentrata nel 2010 alla “Società esplosivi industriali spa”, che dal 2001, dopo aver prodotto per anni esplosivi da cava e per altri usi civili, era stata convertita a fabbrica per ordigni militari. A Domusnovas, recita il sito internet della Aiad (Aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza), si può trovare «un moderno impianto per la produzione di esplosivo insensibile». Il core business della società sono «bombe d’aereo e da penetrazione, caricamento di munizioni e spolette, sviluppo e produzione di teste in guerra per missili, siluri, mine marine, cariche di demolizione e controminamento».

Gli operai
Per produrre tutto questo la Rwm ha rilevato lo stabilimento di Domusnovas, dove ora lavorano circa 150 persone. Nei periodi “caldi”, cioè quando arrivano grandi commesse, si supera quota 200 con i contratti interinali. La fabbrica si trova a qualche chilometro dal paese (la località si chiama Matt’e conti), ed è in un’area di duecento ettari a ridosso delle montagne dell’Iglesiente. All’interno c’è anche un piccolo poligono. Ultimamente, però, non verrebbe più utilizzato. Nelle autorizzazioni rilasciate dalla Provincia nel 2010 alla Società esplosivi industriali si spiega che è necessario per i «test distruttivi di campioni di esplosivo».

Uranio impoverito
Non si parla invece dell’utilizzo di uranio impoverito. La Rwm ha dal 2013 l’autorizzazione per esportare bombe Blu-109, che contengono il materiale radioattivo. Un esplosivo «insensibile» alle temperature e alle detonazioni accidentali. Proprio quello in cui sono specializzati nella fabbrica di Domusnovas. Impossibile sapere se nello stabilimento vengano prodotti i componenti per questo tipo di bombe. Il direttore dello stabilimento non riceve nessuno, e all’ingresso una guardia giurata invita a rivolgersi alla sede centrale di Ghedi, vicino a Brescia.

Rimpallo
Chiamare negli uffici del nord Italia serve a poco. L’amministratore delegato Fabio Sgarzi «non è in azienda in questi giorni». Dall’altra parte del telefono invitano a contattare l’ufficio stampa della multinazionale, in Germania. «Non siamo tenuti a dare nessuna informazione», spiega una donna senza troppa cortesia. Anche nello stabilimento di Domusnovas si pesano le parole. Gli operai parcheggiano nello spiazzo di fronte alla fabbrica ed entrano velocemente. «Scusi, ho fretta, non posso trattenermi», rispondono tutti, in serie, prima di scomparire dietro un cancello blindato.

A Domusnovas la fabbrica d’armi
Un affare da 110 milioni in tre anni.
Fa affari milionari l’Rwm Italia, la fabbrica di armi che ha prodotto quasi 3.200 tonnellate di bombe dal 2012 al 2014. Dallo stabilimento di Domusnovas sono partiti esplosivi e componenti per missili per un valore di oltre 110 milioni di euro.
Destinazione principale: l’Arabia Saudita, grande acquirente delle micidiali Mk83, specialità della casa. Sarebbero state utilizzate anche dall’esercito degli Emirati arabi per bombardare lo Yemen. Via: firstlook, reported, ilpost, famigliacristiana, unionesarda, sardiniapost, regionesardegna


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