Fra i cultori della musica sinfonica, ad esempio, vi è chi non gradisce questa espressione, in quanto attribuisce a questo termine una connotazione finanche negativa. Per costoro, melomane significa pignolo all’eccesso, se non, addirittura, saccente, petulante, borioso, perfino intollerante. Tutto questo nasce dal fatto che, agli occhi di taluni amanti della musica sinfonica, i melomani sono certamente degli appassionati, ma appassionati del brutto, non del bello. Se i primi amano ascoltare un concerto dedicandosi a cogliere le intenzioni interpretative del direttore, perdonando – entro certi limiti – qualche eventuale svista tecnica dei professori d’orchestra, i secondi paiono invece affannarsi nella ricerca dell’errore. Come ironicamente diceva l’Ojetti, il melomane darebbe l’impressione di appassionarsi più per una stonatura del cantante (la cosiddetta “stecca”) piuttosto che per un’aria ben cantata. Questo non è vero, poiché non vi sono dubbi che il melomane ami e goda la grande interpretazione lirica, ma è altrettanto vero che da alcuni famosi teatri operistici, anche a causa dell’enfasi con cui i mass media se ne sono occupati, è pervenuta proprio questa sensazione. Talvolta sembra che questi “iper-appassionati” di lirica se ne stìano in agguato ad attendere “la preda”, cioè lo sfortunato cantante di turno, per coprirlo di fischi alla prima imperfezione.

Sedizione






