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News.dracia.com è orgogliosa di presentare l’intervista a Lisena Aresu. Buona lettura:

Partiamo dall’inizio: Come e quando hai iniziato?
Credo che tutto ciò che ci accade nella vita sia un richiamo di energia ed in base a come ci impostiamo andiamo incontro a ciò che consciamente od inconsciamente stavamo cercando. Premesso ciò, nel mio cammino negli ultimi anni, ho incontrato tante care persone che mi hanno portata poi ad una sorta di rivelazione. Una fra queste è il mio maestro che ha saputo cogliere in me l’elevata sensibilità di cui ero pregna e mi ha insegnato a veicolarla in forma artistica. La scultura.

Chi ha deciso il genere? Di chi è stata l’idea?
Sono fortemente attratta dal figurativo e di conseguenza mi esprimo in tale modo.

Ti ispiri a qualche genere?
Ho un forte debole per le opere dello scultore napoletano Gemito. In particolare per i suoi pescatorelli. Li trovo qualcosa di tremendamente poetico. Poi mi piace la sintesi che applicava MedardoRosso sulle sue sculture e ho un debole per le pitture di tanti noti impressionisti.

Oltre a questo, fai altro?
Sono scultrice, ritrattista e pittrice.

Puoi spiegare cosa significa per te essere un Artista?
“L’artista ama la solitudine, l’artista sceglie di restar solo. Nella solitudine è in grado di risolvere i propri dilemmi psicologici incanalandoli in ciò che crea. Nella solitudine egli si ama e si odia e non vi è orgasmo migliore che quello di farsi strada fra le vie contorte della propria mente. L’artista è semplicemente un individuo che ha scelto di viversi piuttosto che vivere.”

Che rapporto c’è tra te e la strumentazione che usi per creare?
È solo un mezzo che mi permette di dare realtà ad una mia idea o emozione.

Come definiresti le tue opere?
Lascio che siano gli altri a giudicare. Ognuno ha il suo grado di percezione e se è simile al mio significa che quella persona ha una visione del mondo analoga alla mia.

Di cosa trattano le tue opere?
Di me. In ognuna c’è una parte di me. Che sia frutto della mia immaginazione o che sia un ritratto fatto su commissione.

Qual è la tua opera preferita?
Hanno un significato particolarmente profondo le opere che ho realizzato di mio fratello fanciullo. Ogni volta che le guardo provo un desiderio forte di tornare indietro nel tempo e stargli più vicino. Avrei voluto e avrei dovuto fare di più.

Dipingere, colorare, creare… Da quando tempo sei attiva?
Il profilo caratteriale artistico, se così vogliamo chiamarlo, mi è sempre appartenuto. Ho solo, semplicemente, iniziato a convertire i miei turbamenti in ciò che creo.

Sei soddisfatta della risposta del pubblico alle tue mostre?
La soddisfazione è sempre qualcosa di discutibile.

Sei emozionata quando presenti le tue opere?
Sono felice quando leggo emozione in chi guarda ciò che faccio.

Progetti futuri? Impegni ambiziosi?
A settembre parteciperò a due collettive: una in Torino alla Promotrice delle belle arti del Valentino ed una ad Avigliana nella chiesa in piazza del Conte Rosso. Poi altre situazioni che sono in fase di elaborazione.

Vuoi ringraziare qualcuno?
Ringrazio in primis mio padre. Un uomo di quelli che al giorno d’oggi è difficile trovare. Ringrazio il mio maestro ed ovviamente tutte le persone che approvano ciò che creo a prescindere che mi amino o meno.

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