Cnn e Bbc hanno dedicato attenzione alla sua ricerca applicata in campo archeologico. Ce ne vuole parlare?
«È stato affascinante sviluppare la tecnologia a vantaggio degli archeologi marini, che a Cesarea, in Israele, ha permesso di scoprire tesori inestimabili, non in luoghi incontaminati, ma in ambienti costieri a pochi metri di profondità».
La vostra tecnologia sarà molto utile l’Italia, ricca di siti. Quale sarà l’equipaggiamento dell’archeologo digitale?
«Gli archeologi digitali hanno dei tablet subacquei che sfruttano un sistema di messaggistica simile a Whatsapp per chiedere aiuto o strumenti di ricerca senza risalire, ed in caso di mareggiate, la tecnologia ci consente di georeferenziare sia il sito che il diver. Con il supporto del Mibact Abbiamo compiuto per monitorare aree costiere e siti archeologici e con il progetto Mutas, stiamo realizzando dei sistemi per i parchi marini».










