Con Wsense ha sviluppato una tecnologia alternativa a quella terrestre ed in breve tempo siete divenuti leader di Internet of Underwater Things. Quali sono stati gli step? «Siamo partiti da collaborazioni internazionali, tra cui il Mit, dove era stato sviluppato il modem acustico sottomarino, ideato copiando la modalità di comunicazione tra i cetacei, a cui si è aggiunta la tecnologia wireless ottica. Ma sin dall’inizio ci sono stati diversi problemi legati ai parametri ambientali».
Si riferisce alle variazioni della temperatura dell’acqua?
«Sì, ma non solo, c’è il problema della salinità, o nel caso di ambienti costieri, anche la superficie che provoca la rifrazione delle onde, i rumori di sottofondo delle imbarcazioni. Tutto questo crea problemi di comunicazione».










