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Programmi e film italiani degli ultimi venti anni, purtroppo, non sono per la stragrande maggioranza portatori di un punto di vista innovativo. Al contrario, della realtà nazionale e occidentale offrono una rappresentazione congelata, un teatrino di stereotipi. Aderiscono cioè completamente alla zona finzionale, a una rappresentazione che esclude il suo oggetto (la società, la storia, le relazioni umane: la vita, appunto) al punto da prescindere drammaticamente da esso, nell’illusione addirittura di sostituirsi ad esso. È un’illusione, appunto: ma ha avuto conseguenze devastanti sulla percezione della nostra identità, e delle mutazioni a cui era andata incontro nel frattempo. Il racconto falsato ha finito per falsare anche la comprensione di processi e meccanismi fondamentali. A questo, come sempre, ci sono le dovute eccezioni. Non ci sono scuse, purtroppo: il grande cinema italiano è scomparso e ha lasciato la scena a sceneggiatori e registi che, anche se capaci, hanno deciso di votare la propria arte e la propria vita alle esigenze – supposte, presunte, indotte – della produzione e della distribuzione.

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Written by News.dracia.com

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