Che rapporto c’è tra te e l’obiettivo fotografico?
Per me essere davanti all’obiettivo è un modo di esprimermi senza filtri. Non lo vivo come “recitare” o fingere qualcosa, ma come tradurre un’energia, uno stato d’animo, una presenza. Ă un lavoro, sì, ma anche un linguaggio: uso il corpo e lo sguardo per raccontare qualcosa che a parole spesso non passa. Con la videocamera, invece, ho un rapporto diretto. All’inizio può essere un punto di osservazione esterno, ma dopo poco diventa quasi una presenza con cui interagisco. Non la subisco e non la ignoro: la sento. Ă come se fosse un dialogo silenzioso, dove io mi concedo mostrandomi.

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