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La caduta

Il cielo cupo, gravido di nubi livide, avvolgeva, come un nero sudario, il promontorio del Demone Nero e il vento, furioso, sferzava il mare, sollevando alte ondate, che si abbattevano con un rumore forte, quasi volesse strappare pezzi di roccia.
Di tanto in tanto, i lampi esplodevano tra le nuvole, illuminando di bagliori metallici il paesaggio e i versi lugubri degli animali si levavano alti, simili a richiami inferi.
Una figura umana maschile alta e robusta, avvolta in un ampio mantello argentato, che si sollevava per vai del vento, osservava l’oceano.
Con un gesto solenne, l’uomo si levò il cappuccio che copriva il suo viso e una nuvola di ondulati capelli neri scivolò aggraziata sulle ampie spalle, circondando un volto dai lineamenti regolari, su cui spiccavano, simili a lapislazzuli colpiti dalla luce di una lucerna, gli occhi dal taglio allungato, ombreggiati da lunghe ciglia, anche esse scure.
L’uomo, per alcuni istanti, osservò il furore dell’oceano, poi accostò una mano al torace e ne trasse una collana d’oro, a cui era appeso un rubino tagliato a goccia, che sembrava racchiudere, nella purità del suo colore, il calore vermiglio del fuoco.
-Aliya… -mormorò, la voce scossa da un tremito. Quella gemma era l’estremo regalo della principessa di Altaon, che, per amore suo, aveva cominciato a lottare contro l’emarginazione a cui, da secoli, erano soggetti i demoni e i mezzodemoni…
E lui, Nizar del Fuoco Divino, non era stato immune a tale ostracismo.
Nonostante avesse combattuto per gli uomini, rischiando la sua vita, essi temevano i poteri che gli erano stati trasmessi da sua madre.
Strinse con un gemito doloroso la gemma tra le lunghe dita. Aliya la bella era stata capace di andare oltre il marchio della sua nascita…
Era appena tornato da una missione e si era recato al fiume Auros, che scorreva, simile ad un nastro d’argento, nelle foreste che sembravano cingere d’assedio la capitale di Altaon, Tia…
Calmo, lento, si era privato della sua armatura argentea. Amava la solitudine della natura, interrotta dai richiami degli animali e dal canto del vento tra le foglie dei rami…
Quei suoni cullavano la sua mente, lenendo il dolore di una origine che nulla mai avrebbe potuto cancellare.
Aveva sospirato. Di tanto in tanto, il suo cuore avvertiva la malinconia di una solitudine non voluta…
Eppure, da tempo aveva rinunciato alla possibilità di conoscere qualcuno capace di andare oltre il suo sangue demoniaco…
Eppure, perché questa mancanza lo angustiava?
-Principessa Aliya, dovreste tornare da vostro padre al castello. Non è conveniente che vi facciate vedere da un mostro come me.-aveva detto, ad un tratto, la voce calma e pacata. Frequentemente era stato richiamato alla corte del re Ramiel, che spesso si giovava dei suoi servigi…
Questo gli aveva consentito di conoscere la figlia minore del sovrano, Aliya dai capelli di fiamma e aveva avuto la possibilità di osservarla.
La ragazza, sentendosi chiamare, era uscita e aveva camminato verso di lui.
-Non sapete chi sono? -aveva chiesto senza voltarsi, intento nella sua abluzione. Le sue orecchie potevano avvertire il lieve rumore dei passi di lei…
E, con grande stupore, non percepiva alcuna paura nella sua energia vitale.
Come era possibile? Perché non lo temeva?
Eppure, doveva conoscere le sue origini.
-Non sei un mostro -aveva detto Aliya, la voce pacata, seppur decisa.
Un sussulto aveva scosso Nizar, che si era bloccato, sgomento. In quel momento, la sua anima era scossa da un potente turbamento…
Nessuno gli aveva mai detto simili parole.
Per quanto le volgesse le spalle, gli pareva quasi di sentire lo sguardo smeraldino di lei sulle sue spalle.
Gli pareva, in quel momento, di avvertire una carezza sulla pelle nuda.
Nizar sospirò e alcune lacrime tremarono sulle sue lunghe ciglia. Lei aveva visto oltre il peso di quel sangue demoniaco che tanti vedevano come un’onta che nulla avrebbe cancellato…
Lei vedeva in lui un combattente coraggioso e un uomo che celava la sua gentilezza dietro una facciata cupa e malinconica.
Grazie a lei, il suo cuore, ferito da troppi anni di solitudine e dolore, aveva ripreso a palpitare.
Ad un tratto, Nizar si piegò su se stesso, la mano stretta sul petto, come se cercasse di placare un dolore troppo grande. Implacabile, la stolta e crudele cecità degli uomini aveva distrutto il loro sogno…
-Aliya… Perché? -urlò, la voce straziata dal pianto. Il re Ramiel gli aveva chiesto di andare sulle montagne a combattere il signore dei vampiri, Teivel…
La missione si era rivelata assai complessa, ma, trascorsi nove mesi, era tornato nel regno di Altaon…
Il suo cuore bramava rivedere Aliya…
Ma quale, orrorifica sorpresa l’attendeva…
Era tornato nella capitale e aveva raggiunto il castello reale. Il suo cuore desiderava ardentemente rivedere Aliya…
Grazie a lei, il re Ramiel aveva compreso l’assurdità dei pregiudizi verso i demoni e i mezzodemoni….
E, forse, presto avrebbero esaudito il loro sogno.
Il loro amore avrebbe mostrato che la pacifica convivenza tra umani e demoni non era un sogno impossibile.
Si sarebbe rivelato un fulgido esempio di armonia.
Ma, quando aveva raggiunto la reggia, un’angoscia tormentosa aveva stretto la sua anima in una morsa.
-Cosa succede? -si era chiesto, sorpreso. Perché il castello del re Ramiel era oppresso da una atmosfera così lugubre e luttuosa?
Ovunque scorgeva rose e gigli neri, che nel regno di Altaon rappresentavano la morte.
Perché il loro oscuro e greve profumo saturava l’aria?
Aliya e suo padre detestavano quei fiori…
-Nizar… -aveva sussurrato la voce calma di Ramiel e lui si era girato.
Un sussulto sgomento era uscito dalle sue labbra. Cosa ne era stato del sovrano alto e forte che aveva conosciuto?
Perché pareva l’ombra di quello che era stato?
E come mai i suoi occhi di smeraldo, così simili a quelli di Aliya, rosseggiavano di lacrime antiche e nuove?
Quale pena opprimeva il suo cuore?
-Si tratta di Aliya… -aveva cominciato, la voce rotta dall’emozione.
-Co… Come? -aveva chiesto, sgomento. Quei fiori dai petali neri erano… per lei? Perché?
Cosa ne era stato di lei? Perché non lo aveva accolto?
Il re aveva sospirato e, con uno spasmo, aveva stretto i pugni.
-Pochi mesi dopo la tua partenza c’è stata una terribile epidemia, che ha dimezzato la popolazione del nostro regno e, dinanzi alla furia di tale tragedia, la paura del popolo si è tramutata in furia. E gli anziani del Consiglio hanno individuato la causa di tutto in mia figlia, che avrebbe contaminato l’intero regno a causa del suo amore per te.-aveva cominciato e alcune lacrime avevano rigato le sue guance.
-Nizar, credimi…. Io ho lottato per salvarla, ma lei non ha voluto… -aveva ripreso, cercando di non lasciarsi travolgere dall’impeto delle emozioni.
-Co… Come? -lo aveva interrotto. No… La sua anima rifiutava quanto Ramiel stesse dicendo…
-Le è stata data solo una possibilità di salvarsi la vita, ossia rinnegare i suoi ideali e i suoi sentimenti per te. Ma lei ha preferito trasformare il mare nella sua tomba…-aveva concluso e la sua voce si era dissolta in un pianto disperato.
E in quel momento, Nizar aveva perso i sensi, sopraffatto dalla sofferenza. Aliya non era più….
La rabbia cieca e ignorante, manipolata da individui senza scrupoli e pieni di pregiudizi, aveva soffocato la fiamma della sua vita…
E cosa ne sarebbe stato di lui?
Il suo cuore, in quel momento, si era tramutato in un deserto arido, inabile a qualsiasi sentimento positivo.
-Aliya… Sono così stanco… -mormorò Nizar. Ormai nulla gli importava più…
Dopo lunghi anni di allenamento, era riuscito a vendicare la morte della sua amata, ma a cosa era servito?
La vendetta si era rivelata un inganno carico di amarezze.
A cosa era servito nutrire la sua spada del sangue degli anziani e dei sacerdoti del Consiglio?
Il suo cuore, in quel momento, si era infranto rumorosamente, come un vaso travolto da una possente martellata.
Di Aliya ormai nulla restava…
Era stata preclusa a entrambi la possibilità di essere felici.
E questo era accaduto a causa di una paura cieca, manipolata e sostenuta da menti crudeli, che si ammantavano di una apparenza rispettabile.
Il giovane reclinò la testa all’indietro. Ma quale senso avevano siffatti ricordi?
Ormai, un livido grigiore opprimeva la sua esistenza…
Ma presto tutto sarebbe terminato.
E nessuna sofferenza il suo cuore piagato avrebbe conosciuto.
-Aliya… Ti prego, aspettami… Presto nessuno ci separerà. -sussurrò, la voce colma di stanchezza e, lento, si lasciò cadere nell’oceano tempestoso.

Mentor

Written by Zahira

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