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Svastica

La svastica (simbolo: 卐 o 卍) è un antico simbolo religioso e propizio per le culture originarie dell’India quali il Giainismo, il Buddhismo e l’Induismo. Il termine italiano ha origine direttamente dal sostantivo maschile sanscrito svastika (devanāgarī स्वास्तिक), che, tra gli altri significati, indica, appunto, in quella lingua il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti. Come simbolo, generalmente sempre con significati augurali o di fortuna, fu utilizzato da molte altre culture fin dal Neolitico. Durante il Primo dopoguerra fu adottato dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Partito nazista) come simbolo dello stesso, finendo per essere inserito nella bandiera ufficiale della Germania nazista. Dopo la seconda guerra mondiale, a seguito del suo utilizzo nella bandiera della Germania nazista, il suo uso in Occidente è oggetto di controversie, venendo spesso considerata come apologia di nazismo. Il 20 febbraio del 2008 a coronamento di un solenne incontro a Gerusalemme il Gran Rabbinato d’Israele e l’Hindu Dharma Acharya Sabha hanno siglato una dichiarazione comune al cui punto 7 si dà atto che lo svastika è un antico e importante simbolo religioso dell’Induismo, che nulla ha a che fare con il nazismo e che l’utilizzo passato di tale simbolo da parte di questo regime è stato assolutamente improprio.

La svastica, o croce uncinata (nella duplice forma con i rebbi rivolti in senso orario e antiorario), è un simbolo antichissimo, presente in numerose civiltà, e la sua prima testimonianza documentale si trova nel libro sacro dell’Induismo: nelle aree intorno all’India pare essersi diffusa come schema grafico votivo implorante benessere e fortuna, ma ebbe anche la funzione di rappresentare in via stilizzata il Sole. La parola svastica deriva dal sanscrito svastikah, che significa “essere fortunato”: è dunque un termine positivo, di sapore augurale. In generale il simbolo richiama il divenire e l’eterno scorrere delle cose nell’universo. Il simbolo è stato utilizzato – con tutta una serie di varianti grafiche – dalle popolazioni più diverse: dai nativi americani, dal Nord al Sud, alle antiche tribù germaniche, che la chiamavano Croce di Thor, dagli ebrei (il segno è stato scoperto in un tempio di duemila anni fa in Palestina) ai cristiani (una serie di svastiche sono scolpite lungo i quattro lati del pulpito della chiesa di S. Ambrogio, a Milano), fino all’odierna setta cinese del Falun Gong. La notorietà della svastica è purtroppo legata al suo essere diventata il simbolo del Partito Nazionalsocialista tedesco e del Terzo Reich. Hitler, infatti, al momento di gettare le basi del suo movimento fascista si pose – assai acutamente – due priorità: innanzi tutto mantenere un rapporto con le classi lavoratrici, legate alla storia del socialismo, e infatti non solo il nome del partito fu appunto nazionalsocialista, ma la stessa bandiera nazista aveva lo sfondo rosso; poi vi era la necessità di adottare o creare, una simbologia che al tempo stesso fosse semplice, efficace, e, possibilmente, evocasse una tradizione, un ascendente culturale e ideologico. E cosa poteva esserci di meglio della svastica, con la sua purezza stilistica ed il suo nascere proprio in quella cultura ariana a cui i nazisti si ispiravano? Del resto gli Indo-Ariani erano arrivati in Europa circa duemila anni prima di Cristo, portando con sè il simbolo del disco solare.

Fasces lictoriae
Nell’antica Roma il fasces lictoriae era un simbolo di autorità, di forza, e se includeva un’ascia rappresentava il potere di decapitare: durante i Trionfi (le celebrazioni che venivano indette dopo una importante campagna militare) veniva trasportato da soldati che si erano particolarmente distinti in battaglia. Si tratta di una specie di cilindro, composto di rami legati assieme attorno ad un’ascia: è evidente il simbolismo che richiama la forza attraverso l’unione. Il fascio, in quest’ultimo significato, riapparve sul finire del XIX secolo quando vennero creati i Fasci dei Lavoratori Siciliani, tra le prime strutture organizzative di tipo sindacale sorte in Italia, un movimento di lavoratori che si battevano per i propri diritti. Il termine venne ripreso negli anni precedenti la prima guerra mondiale da uno tra i più attivi gruppi interventisti, quello dei Fasci d’azione rivoluzionaria, nato nel 1914 dal precedente Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista, composto da membri della sinistra avanzata, da repubblicani intransigenti, da sindacalisti rivoluzionari e dagli esuli giuliani, dalmati e trentini (gli irredenti). Nel dicembre del 1917 nasce il Fascio parlamentare per la difesa nazionale, un’organizzazione che non ha alcun legame con la sinistra, ma, anzi, è espressione della destra nazionalista e interventista; questo ed altri gruppi analoghi (il Fascio nazionale italiano, il Fascio romano per la difesa nazionale, la Federazione dei Fasci di resistenza) ebbero una vita piuttosto breve, legata al clima di tensione creato dalla guerra. Ben altra fortuna ebbero i Fasci italiani di combattimento fondati nel 1919 da Benito Mussolini: a differenza delle altre organizzazioni, assunsero una struttura ben definita e diffusa su tutto il territorio nazionale, tanto da divenire il nucleo di quel Partito Nazionale Fascista che dominò la scena politica italiana per vent’anni. Spesso i vari movimenti fascisti hanno utilizzato anche altri simboli, legati alle tradizioni nordiche, e in particolare la croce celtica, che, diffusa soprattutto in Irlanda, molto probabilmente intendeva combinare il segno cristiano con il simbolo – il sole – delle religioni precristiane. Fu il Partito Popolare Francese, un movimento di estrema destra, che subito dopo la 1a guerra mondiale adottò questo simbolo, ampiamente poi ripreso dal regime collaborazionista di Vichy in segno di adesione a quella cultura “occidentale” dell’Europa derivata dalle cosiddette “antiche tradizioni ariane” e contrapposta al socialismo (contaminato dall’ebraismo, dalle culture slave, ecc.). Negli anni ’50 la croce celtica divenne anche il simbolo dell’OAS, l’Organisation Armée Secrète, una temibile organizzazione paramilitare fascista che si batteva contro l’abbandono da parte della Francia delle colonie, in particolare l’Algeria e l’Indocina. Via: wikipedia, sitocomunista


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