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Rupe Tarpea

La rupe Tarpea (latino: Rupes Tarpeia o Saxum Tarpeium) è la parete rocciosa posta sul lato meridionale del Campidoglio a Roma, dalla quale venivano gettati i traditori condannati a morte, che in tal modo venivano simbolicamente espulsi dall’Urbe.

La rupe
Secondo la tradizione mitografica il Saxum Tarpeium deriverebbe dalla figura eponima di Tarpeia, che, tradendo Roma, aprì ai Sabini di Tito Tazio la rocca del Campidoglio. Dalla rupe venivano gettati nel sottostante Foro Romano quanti fossero stati condannati a morte, come accadde per Spurio Cassio Vecellino che, per l’accusa di aspirare a diventare re, fu condannato e gettato dalla rupe dai suoi due accusatori, i questori Lucio Valerio Potito e Cesone Fabio Vibulano[1]. La rupe di Tarpea veniva usata per condannare le persone che si rifiutavano di testimoniare, visto che erano le uniche fonti di prova avendo i contratti unicamente forma orale.

Condannati a morte di rilievo[2]
Marco Manlio Capitolino, 384 a.C., per sedizione[3]
ribelli di Tarentum, 212 a.C.
Lucio Cornelio Crisogono, 80 a.C.
Sesto Mario, 33 a.C.
Simone bar Giora, 70 d.C.

Note
1.^ Dionigi, Antichità romane, Libro VIII, 77-78.
2.^ Plutarch, Lives; Livy, Ab Urbe Condita; M. Grant, Roman Myths.
3.^ Livy. Book 6 [20.9].


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