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Ragazza uccide il padre stupratore in Uganda, sei ore di carcere

E’ giusto condannare la giustizia fai da te, senza conoscere le cause che hanno portato una determinata persona a compiere una certa scelta, in nome di ideali belli, ma difficilmente applicabili quando si è provati dalle avversità?

E’ giusto aggiungere al trauma del danno anche la beffa di essere condannati da una legge che si è mostrata probabilmente troppo lassista con i criminali e incapace di proteggere chi a lei si rivolgeva con fiducia?

Probabilmente sì, si potrà argomentare, per evitare che derive sanguinarie facciano trascolorare la difesa della propria dignità nella difesa dal diverso o che si ritorni ad uno stato incapace di pensare al reinserimento dei propri elementi devianti e deviati..

Non l’ha pensata così Peter Mugisha, procuratore della corte di Makasa , in Uganda centrale, che, nel settembre 2013, ha condannato alla pena di sei ore di carcere una ragazza di diciotto anni, per l’omicidio di suo padre, di cinquantotto.

L’uomo ha abusato per cinque, lunghissimi anni della figlia, ritrovatasi incinta a causa del forzato e protratto incesto.

La ragazza, accortasi che le sue richieste di denuncia erano state ignorate dalla polizia locale e dalla madre e stufa di subire ancora abusi e sopraffazioni, ha ucciso l’uomo usando un coltello e un machete.

Secondo il quotidiano ugandese “New Vision” di questo orribile crimine non era solo vittima la ragazza, ma anche le altre due sorelle, da cui l’incestuoso padre ha avuto cinque bambini e avrebbe minacciato la sua futura assassina che l’avrebbe ingravidata più di una volta..


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