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Pokemon Go: A caccia di Pokémon col video game proibito

Si chiama Pokémon Go ed è una vera e propria mania con realtà aumentata.
Di tanto in tanto c’è qualcuno che dà Nintendo per spacciata, sostenendo che l’azienda giapponese ormai non possa più essere paragonata ai giganti Sony e Microsoft. Poi, dal quartier generale di Kyoto emerge un’idea vincente e l’attenzione del mondo – per lo meno di quello videoludico – si concentra sulla Casa di Super Mario. L’ultima trovata esplosiva di Nintendo è Pokémon Go, l’app gratuita per Android e iOS che trasporta nel mondo reale la caccia ai Pokémon, grazie alla realtà aumentata. Per chi non ne conoscesse il funzionamento, ecco una breve spiegazione. La presenza di Pokémon (virtuali, ovviamente) nelle vicinanze del giocatore viene segnalata su una mappa – fornita da Google – sullo smartphone o sul tablet. Il giocatore deve quindi fisicamente muoversi, raggiungere il luogo in cui si trova il Pokémon e provare a catturarlo per completare il proprio Pokédex, per poi unirsi a una squadra e iniziare a far combattere i mostricciattoli tra loro. Insomma, è esattamente come raccontano il popolare cartone animato o la serie di videogiochi. Ad appena una settimana dal lancio, Pokémon Go è subito diventato il gioco del momento, totalizzando milioni di download e facendo guadagnare in Borsa al titolo di Nintendo il 50%. In tutti i Paesi nei quali Pokémon Go è disponibile – in Italia dovrebbe arrivare entro la fine del mese, ma manca la conferma ufficiale – ci sono già migliaia di persone che si aggirano per le strade a caccia di Pokémon: una popolarità tale che persino YouPorn, uno dei più grandi siti pornografici, ne ha riconosciuto il successo. «Congratulazioni, @NintendoAmerica! Avete rotto Internet. Pokémon Go è ufficialmente più popolare del porno» ha scritto YouPorn su Twitter quando le ricerche su Google per il gioco di Nintendo hanno superato quelle per il materiale pornografico. Le statistiche dei download rivelano che, a 24 ore dal lancio negli USA, Pokémon Go veniva scaricata più di Tinder e si avvicinava ai numeri di Twitter. Non solo: chi la scarica vi passa più tempo di quanto faccia su WhatsApp, Snapchat, Instagram o Messenger (mediamente, 43 minuti al giorno). Forse nemmeno Nintendo, che ancora non ha lanciato il gioco in patria, si aspettava un successo tanto grande: molti giocatori hanno iniziato a segnalare problemi col videogame dovuti al sovraccarico dei server. Per questo motivo l’allargamento a ulteriori Paesi – tra cui il nostro – non ha ancora una data ufficiale: Nintendo vuole essere sicura che l’infrastruttura regga l’assalto degli aspiranti allenatori di Pokémon.

Pokémon Go? Per l’Islam è proibito come l’alcool
Il gioco influenzerebbe la mente in modo negativo.
Non tutti sono entuasiasti di Pokémon Go, l’app a realtà aumentata che trasforma ogni possessore di smartphone in un potenziale allenatore di Pokémon. Nel giorno in cui debutta ufficialmente la versione italiana per iOS (mentre quella per Android era già disponibile) si levano le proteste dei detrattori di questo videogioco. La condanna più pesante arriva dal vice del Grande Imam di Al-Azhar, che ha dichiarato Pokémon Go «proibito» per tutti i fedeli musulmani in quanto – secondo ciò che riporta l’agenzia DPA – «influenza la mente in modo negativo e fa male al giocatore e agli altri senza che ne ve sia consapevolezza». Il problema è l’ossessione che questo gioco sarebbe in grado di scatenare nei suoi utenti: come l’alcool dà dipendenza, così Pokémon Go intrappolerebbe i giocatori in una spirale pericolosa, allontanandoli dalla realtà. C’è di più: molti, pur di catturare i piccoli mostri, entrerebbero senza porsi alcun problema nei luoghi sacri come le moschee, «minandone l’importanza e il significato». Quest’ultima preoccupazione (ripresa anche dagli Imam turchi) espressa dal vice-imam di Al-Azhar è peraltro condivisa anche in altre parti del mondo: gli Stati Uniti hanno chiesto ai giocatori di non entrare nel cimitero di Arlington e nel Museo dell’Olocausto a Washington: i giocatori si recano in questi e altri luoghi pubblici poiché questi – musei, biblioteche e via dicendo – sono i posti in cui Nintendo ha piazzato i Poké-Stop, punti d’interesse in cui ottenere strumenti utili per il gioco. Più in generale, è pur vero che qualche problema Pokémon Go lo pone: già prima del lancio tante persone giravano per le città con gli occhi fissi sullo smartphone per rispondere a un messaggio o consultare Facebook, incuranti dei pericoli. Ora molte più persone – tra cui tanti bambini e giovani – si comporteranno allo stesso modo. Non si tratta soltanto di un’ipotesi. In California, due “allenatori” sono caduti da una scogliera mentre cercavano di catturare dei Pokémon, per fortuna senza ferirsi gravemente. Nel Missouri, invece, alcuni adolescenti hanno iniziato a usare Pokémon Go per individuare vittime da rapinare: è bastato loro appostarsi nei luoghi d’interesse dei giocatori per intercettare bambini e ragazzi. Infine, il Dipartimento dei Trasporti di Washington ha già lanciato un allarme in vista del weekend, ricordando che non bisogna giocare mentre si sta guidando.


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