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La polizia multa auto di un vigile e i vigili ne multano trenta davanti alla questura

Rappresaglia per la multa vigili battono polizia 30 a 1.
La polizia multa una vigilessa che ha abbandonato l’ auto in divieto di sosta, proprio dinanzi alla questura di via Medina. Quella Cinquecento «rappresenta un rischio», poteva essere «di un terrorista». Così a nulla vale, dopo, mostrare il tesserino. Lei se ne va, adirata: e scatta la rappresaglia. Arrivano i caschi bianchi con i carri attrezzi. Lasciano verbali a raffica sui tergicristalli delle soste selvagge dei colleghi. Uno a trenta, è il rapporto: stando alla conta che fanno i poliziotti. Scoppia la rissa, la tensione rischia di degenerare, arrivano funzionari dai piani alti e alla fine è lo stesso questore Malvano, nel suo ultimo giorno da capo, a scendere in strada per sedare gli animi. Ma non è escluso che finisca in un fascicolo della Procura questa singolare cronaca di ordinario conflitto tra divise. Nella città dove le regole valgono, quasi sempre, per pochi. Avviene ieri sera. Le 17.30 nella affollata via Medina. C’ è un agente zelante in servizio dinanzi alla questura. Che ha il dovere di insospettirsi se si accorge che, tra le auto vicinissime al marciapiedi dell’ ingresso centrale, c’ è una “Cinquecento” che non appartiene a nessun lavoratore degli uffici. L’ operatore si accerta dell’ estraneità della vettura. E prepara il verbale. Ma arriva lei, la vigilessa. «Scusa collega…». E invece la multa resta. Lei prova a giustificarsi, lui e i colleghi si irrigidiscono. E la donna se ne va contrariata. Passa neanche mezz’ ora dal verbale notificato all’ operatrice della municipale e i caschi bianchi, «per malinteso senso di solidarietà» – come racconta un sindacalista che si trova nei paraggi, Enrico Grivo, del Siulp – arrivano in forze dinanzi al palazzo di via Medina. Dove trovano, comunque, le irregolarità che cercano. Mancano i parcheggi per i poliziotti. Così la vendetta si consuma sibito. I caschi bianchi arrivano in forze in “casa” dei colleghi. Sono armati di penna e blocchetto, riservano lo stesso trattamento a una lunghissima fila di auto di agenti del 113, tutte – effettivamente – lasciate in zona non consentita. Anomalia fin qui tollerata, evidentemente. Ma c’ è di più: i caschi bianchi si portano dietro due carri attrezzi, provano a imbracare le utilitarie di “nibbio”, “falchi” e impiegati amministrativi. Sono due carri, colore blu scuro. Mezzi che sembrano nuovi, nella Napoli che, solitamente, non ne vede mai mentre impreca contro le soste selvagge, vicine o lontane dai palazzi. Ed è quasi rissa con gli agenti che escono tempestivamente dal corpo di guardia, dagli uffici, da qualche bar vicino. L’ episodio rischia, solo per alcuni momenti, di far venire alle mani una dozzina di uomini in divisa. Poi ci pensa il questore Franco Malvano, la cui sedia resta bollente persino nell’ ultimo giorno di mandato, a scendere in strada. Anche se c’ è chi registra il singolare battibecco tra lui ed un tenente della polizia municipale: «Voi avete multato una collega? E noi siamo venuti a vedere quante soste vietate c’ erano». Persino Malvano resta spiazzato. Poco dopo è lui stesso ad andare dal comandante dei vigili urbani, Carlo Schettini. Il quale, a quanto sembra, non era informato della missione. La lite dura poco, ma è ben visibile. Avviene dinanzi a cittadini che, all’ ora di punta, di passaggio in via Medina, non possono fare a meno di fermarsi. Chiedere. E, infine, di indignarsi. Intorno, scorrono i soliti ingorghi. Via: repubblica


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