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Intervista a Nausica Hanz

News.dracia.com è orgogliosa di presentare l’intervista a Nausica Hanz. Buona lettura:

Partiamo dall’inizio: Come e quando hai iniziato a scrivere?
Mi sorge sempre quest’immagine: io da bambina seduta in cucina con il nonno. Lui guardava i film western e io ero molto annoiata (ero pur sempre una bambina…) allora prendevo quei foglietti bianchi, quelli che si usano per fare la lista della spesa e incominciavo a scrivere storie, inventare personaggi e comporre dialoghi. Bastava scrivere la prima frase e subito riuscivo ad estraniarmi da ciò che mi circondava, percepivo i personaggi che creavo, sentivo che quell’atto di scrivere mi catapultava in qualcosa (in mondi e atmosfere direi ora) che erano solo miei e che potevo fare e disfare a mio piacimento. E da lì che ho scelto di mettere su carta ciò che incontravo nel mio immaginario.

Qual’è il tuo background?
Forse sembrerà strano ma il mio background non ha a che fare tanto con la scrittura bensì con il teatro e le arti performative. Quando ero ragazzina non andavano ancora di moda le scuole di scrittura creativa e i concorsi erano pochi; scrivevo nei ritagli di tempo e tra un compito e un altro… ma come si sa la pratica dello scrivere è isolante, si sta spesso soli evitando qualsiasi contatto con l’esterno e nell’epoca adolescenziale trovare questa sorte di pace è molto difficile, cosi verso i diciassette anni mi sono iscritta ai laboratori sui cinque sensi organizzati dal teatro del Lemming e da quel momento è nata in me anche l’esigenza di lavorare con il corpo ed esplorare i suoi limiti e il suo estremo. Ho continuato ad occuparmi di teatro all’università per ben cinque anni, la voglia e il bisogno di scrivere però non è mai scemato. Ad oggi per me l’importante è far uscire e dare spazio all’immaginazione che si manifesti tramite un’azione scenica o un racconto non è poi così rilevante.

Ti ispiri a qualche artista famoso?
Beh diciamo che sono molto legata all’immaginario e alle atmosfere presenti nei film di David Lynch. Il senso e la linearità della storia passano in secondo piano mentre è l’effetto ad acquistare valore, creare shock e dislivelli narrativi è quello che cerco di realizzare quando scrivo mentre a teatro mi piace ciò che crea suspance a livello visivo/sonoro e il miglior esempio in questo senso sono i lavori teatrali della Societas Raffaello Sanzio.

Oltre a questo fai anche altro?
Certo, quando ne ho occasione arraffo tutti i lavori, al momento scrivo qualche recensione e articoli d’arte. Quando vivevo a Londra mi mantenevo facendo la badante, è un lavoro che ti assorbe completamente e così ero costretta a scrivere tra un viaggio di bus e un altro, ma è un’esperienza che mi ha insegnato molto e le persone che ho incontrato sono ogni giorno nei miei pensieri e a volte anche nei miei scritti.

Puoi spiegare cosa significa per te essere scrittrice?
Fortunatamente o sfortunatamente non ho un ego così marcato che mi permetta di definirmi artista, cerco di evitare in tutti i modi le etichette anche perché penso che l’importante nell’arte non sia l’inventore ma l’opera in sé, l’arte infatti sopravvive al suo creatore. In ogni caso se proprio devo trovare una definizione mi piace considerarmi come una costruttrice di altri mondi. Per iniziare a scrivere mi è sufficiente un’idea, un’immagine e poi la fantasia fa il suo corso; idem per quanto riguarda il lavoro performativo anche se qui è la pulsione dei muscoli a condurre l’immaginario.

Che rapporto c’è tra te e la scrittura?
Il mio rapporto con la scrittura è sempre stato abbastanza alternato: per scrivere ho bisogno di avere la mente pulita e sgombra da qualsiasi influenza esterna, spesso infatti nei periodi in cui sto lavorando ad un racconto mi isolo e cerco di evitare tutto ciò che può distrarmi o può intaccare il mood che serve al pezzo…ma non è sempre possibile mettere in pratica questo e quindi a volte mi fermo dallo scrivere e mi dedico a ciò che mi sta attorno e quando ritrovo i miei angolini di pace continuo a lavorare. Se ne avessi la possibilità mi affitterei per qualche mese una stanzetta vista mare e lì sono sicura scriverei ininterrottamente.

Come definiresti i tuoi racconti?
Sui generis. Criptici e Cerebrali.

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Quali sono gli scrittori contemporanei che si apprezzano ora?
Ora come ora ho una predilezione per la letteratura contemporanea giapponese, a questo proposito non posso non citare Haruki Murakami. Sono totalmente affascinata dai suoi lavori perché riesce a sprigionare atmosfere surreali e magnetiche mantenendo la linearità e la coerenza narrativa… e questa è una delle cose più difficili.

Di cosa trattano i tuoi testi?
Nella maggior parte dei miei racconti come per esempio Giufra (2010) o Kiri kiri kiri è la componente del Sogno e dell’Ambiguità ad essere dominante. Le atmosfere sono sfuocate e le storie surreali, inoltre cerco sempre di stimolare il mio lettore ad essere attivo e partecipe per questo inserisco enigmi da risolvere o semplicemente citazioni nascoste provenienti da ogni ambito artistico. Ma mentre anni fa il mio stile era decisamente più ironico oggi invece è caratterizzato da tratti più bui e intriganti.

A cosa ti ispiri per realizzare i tuoi testi?
Nel 2011 mentre lavoravo alla mia tesi di laurea mi si sono aperti mondi che hanno modificato il mio modo di pensare e che hanno anche notevolmente influito sulla mia scrittura. In quell’anno ho scoperto Deleuze e la sua teoria sul Divenire, leggevo senza sosta Merleau-Ponty e Derrida. Ma la svolta è arrivata con il De rerum natura di Lucrezio, egli scriveva di infiniti mondi e così le mie ricerche si sono ampliate al campo della fisica quantistica, da lì ho iniziato a interessarmi della teoria delle stringhe e del multiverso. Il mio racconto sci.fi Kiri kiri kiri (ancora da terminare) infatti rievoca al suo interno tutto ciò che ho scoperto in quegli anni; e sicuramente anche i miei scritti futuri conterranno (in maniera implicita e criptata) vari contenuti filosofici e scientifici.

Ti piace la situazione artistica della tua nazione?
Ah temevo questa domanda, adesso diverrò di colpo antipatica…vediamo se riesco a contenere la mia vena polemica. Personalmente la situazione artistica in Italia è abbastanza ferma su se stessa perché se si incomincia a girare per qualsiasi museo, rassegna o teatro si notano le stesse facce, gli stessi artisti e gli stessi cognomi. E’ un circolo chiuso, d’élite dove sono i soldi a dettare le leggi e… mancano le idee. Purtroppo però credo che questo sia un fenomeno abbastanza diffuso nel campo delle arti in genere (italiana e non), ho notato che con il denaro ci si può comprare tutto anche il titolo di artista senza fare necessariamente della buona arte.

Visto che la tua risposta è no: Quale soluzione proporresti per migliorare la situazione?
Beh semplice: rendere l’arte accessibile a tutti. Promuovere più workshop e laboratori gratuiti, eliminare le tasse di iscrizione ai concorsi letterari, cercare di creare parità (non solo formale) ma sostanziale tra le Università pubbliche e quelle private. Sono la prima ad ammettere che questa mia idea sia utopistica, ma incominciare a rendere possibile e concreta almeno una di queste iniziative sarebbe già un piccolo passettino in avanti.

Progetti futuri? Impegni ambiziosi?
Sicuramente concludere Kiri kiri kiri e fatto ciò iniziare una nuova storia. Nel frattempo però parteciperò anche a varie competizioni e concorsi di scrittura sia in Italia che in Uk. Per quanto concerne il teatro invece ho ripreso a lavorare con il corpo da qualche mese (dopo un periodo di pausa abbastanza lungo) e quindi necessito di ritornare ad un ascolto di esso e ritrovare gli input assopiti… ma la volontà di proseguire anche la strada performativa c’è. Cosa succederà non posso prevederlo e sinceramente preferisco l’effetto sorpresa.

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6 Commenti

  1. Foto del profilo di Luca

    Benvenuta Nausica e ottima intervista. Sei riuscita nel renderla interessante e piacevole. Congratulazioni e in bocca al lupetto per i tuoi testi.

  2. Foto del profilo di Laura Rossi

    Benvenuta anche da parte mia. Si l’intervista è decisamente interessante e mi chiedevo se ti andasse di approfondire il tema “l’esigenza di lavorare con il corpo ed esplorare i suoi limiti e il suo estremo” e anche di parlarci della tua affascinante tesi sulla “teoria delle stringhe e del multiverso”. Ottimo inizio, continua così.

    • Foto del profilo di Nausica Hanz

      Grazie Laura, per me sarebbe un onore poter discutere sul tema del corpo e parlare della passione che mi lega ad argomenti come la teoria degli universi paralleli…sarebbe molto divertente nonchè stimolante .

      • Foto del profilo di Laura Rossi

        Sono molto contenta di leggere questa tua risposta. È sempre un piacere leggere di persone che amano divertirsi attraverso la scrittura di bei testi come i tuoi. Volendo puoi iniziare con il tema del corpo, con la teoria degli universi paralleli, inserendo la tua tesi o scrivendo cio che più ti affascina di più. Segui questi semplici passi, così iniziare sarà molto facile anche per te: Clicca su “inserisci articolo” o su questo link, ti apparirà una pagina con un modulo da compilare, una volta compilato clicca su invia e avrai fatto. Se invece preferisci inoltrare via email non farti mai problemi nel dirlo, ok?

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