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Intervista a Giovanna Manca e Gianni Ibba

Partiamo dall’inizio: Come e quando avete iniziato?
Giovanna: Un anno fa Gianni mi ha commissionato un dipinto, da lì è partito tutto.
Il risultato è stato un astratto materico che grazie a dei giochi di luce diventa figurativo, l’abbiamo chiamato Light Paint.

Chi ha deciso il genere? Di chi è stata l’idea?
Giovanna: Conoscendo le persone che avrebbero ricevuto l’opera, ho deciso di trarre ispirazione da loro, almeno per quanto riguardava i materiali, gli “effetti speciali” legati alla luce sono invece il frutto della collaborazione.

Qual è il vostro background?
Gianni: Nutro la passione per il legno fin da quando ero bambino, forse perché discendo da una stirpe di artigiani di diverso genere. Ho cominciato ad avvicinarmi alla falegnameria un po’ per gioco e appena ho lasciato gli studi ho iniziato a lavorarci seriamente, inizialmente nel settore industriale e subito dopo con grandi maestri dell’artigianato che hanno contribuito alla mia formazione.
In questi quindici anni di esperienza mi sono lasciato influenzare dall’arte sacra, dalla raffinatezza della sua lavorazione, influenzando il mio modo di lavorare.
Giovanna: Mi è sempre piaciuto disegnare, fin da bambina, tanto che alle elementari arrivavo a farmi ritirare dalle maestre gli album da disegno. Devo le mie basi principalmente all’Istituto d’Arte di Oristano, dove mi sono diplomata in Arte del Legno, ho poi fatto Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Sassari e un Master di Scenografia e Costume per l’Opera Lirica a Verona. Ma la formazione sul campo la devo al festival di specializzazione in arti sceniche di Santu Lussurgiu, dove ho seguito corsi di recitazione, regia, cinema, costume, e Light Design con l’Accademia della Luce. È appunto la luce l’anello di congiunzione di tutte le discipline artistiche.

Con il vostro genere a cosa vi avvicinate maggiormente?
Dalla pittura abbiamo preso il supporto, dalla scultura i materiali e la tecnica, tutto il resto è teatro, compresa l’illuminazione che genera emozioni nello spettatore.

Vi ispirate a qualche artista famoso?
La prima idea è nata pensando ai cretti di Alberto Burri.

Oltre a questo fate altro?
Gianni: Mi piace mescolare antichi saperi con tecnologie d’avanguardia, amo coltivare alberi, suono e sono appassionato di montagna.
Giovanna: Mi occupo di fotografia, teatro, cinema, recitazione, faccio l’educatrice e di recente sto studiando canto gregoriano;

Puoi spiegare cosa significa per voi essere quello che siete (artisticamente parlando)?
Gianni: è impossibile autodefinirsi sotto questo aspetto.
Giovanna: Sono una creativa, e ci tengo a sottolineare che il termine artista lo lascio ai grandi maestri del passato e alcuni del presente.

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Foto 1 di 2 (Clicca sulle frecce per vedere le altre foto)

Come definireste le vostre opere?
Gianni: Dei racconti luminosi del nostro percorso un po’ artistico un po’ di vita.
Giovanna: In seguito alle affermazioni di Gianni posso solo aggiungere che si tratta di opere sperimentali che uniscono diverse discipline artistiche.

Qual è l’arte contemporanea che si apprezza ora?
Giovanna: Non escludo che un giorno potrei ricredermi su ciò che sto per dire, anzi lo spero vivamente, ma per ora posso affermare che viviamo l’epoca del cattivo gusto, spesso l’arte, quella vera, non riesce a emergere su quella che ci viene spacciata per tale. Lo spettatore vive una cattiva educazione all’arte contemporanea, il messaggio che passa è che una qualsiasi sbavatura su un pezzo di carta o un qualsiasi oggetto può diventare opera d’arte, spesso viene tutto improntato sulla falsa riga dei movimenti artistici del secolo scorso. L’arte dei nostri giorni invece, quella vera, è raffinata e intelligente e vuole portare lo spettatore a ragionare, a pensare con la propria testa, vuole risvegliare le coscienze, vuole essere provocazione usando tutti i mezzi possibili dai supporti classici come la tela, alle ultime tecnologie, in questa epoca abbiamo già visto tutto in arte, siamo in pieno manierismo eppure grazie alla tecnologia possiamo fare di tutto… anche se si corre il rischio di arrivare al non fare niente. Diciamo che l’arte di oggi, quella con la A maiuscola non è difficilmente fruibile alle masse per una serie di motivi che vanno dal gusto al potere d’acquisto.

Quale soluzione potrebbe migliorare la situazione attuale dell’arte?
Gianni: risvegliare l’interesse.
Giovanna: Sta ai mezzi di comunicazione di massa puntare più sulla qualità, anche se riconosco che ormai il singolo ha a disposizione tutti i mezzi possibili per autoeducarsi alla qualità in autonomia. La soluzione è quella di puntare di più alla qualità.

Quali sono i vostri artisti preferiti?
Gianni: Caravaggio, De Chirico, Gaudì, Miles Davis.
Giovanna: premetto che mi piacciono tutti e ho dei preferiti a rotazione, ma quelli che più mi piacciono sono in assoluto sono Michelangelo e Mozart.

Di cosa trattano le vostre opere?
Gianni: è come aver scolpito una fotografia su una tela, raffigurando vari momenti della giornata
Giovanna: Da un punto di vista tecnico sono la somma di diverse tecniche, ma da un punto di vista artistico la definizione migliore è quella che ha dato Olindo Merone curatore della nostra esposizione “Evento18, cicli di luce”, colgo l’occasione per ringraziarlo ancora e citarlo: “Una sintesi acuta attraverso la quale si può ammirare una natura “liofilizzata” in una narrazione dinamica dei paesaggi propri di una Sardegna primordiale remota ed inedita…”

A cosa vi siete ispirati per realizzarle?
Ci siamo ispirati a ciò che ci circonda, alberi piegati dal vento e paesaggi del nostro Montiferru.

Realizzare, abbellire, creare… Da quanto tempo siete attivi?
Da circa un anno lavoriamo a questo progetto.

Siete soddisfatti della risposta del pubblico alle vostre opere?
La cosa più bella è sentire e vedere lo stupore quando i quadri prendono vita attraverso le luci.

Siete emozionati quando presentate le vostre opere a tanta gente?
Decisamente si, è molto impegnativo in tutti i sensi presentare i propri lavori.

Progetti futuri? Impegni ambiziosi?
Esporre ancora e trovare un mecenate.

Vuoi ringraziare qualcuno?
Gianni: Mia mamma, mia sorella, Alberto, Enrico, Olindo e Francesco e mio babbo.
Giovanna: aggiungo alla lista la mia famiglia, tutti i nostri sostenitori, soprattutto il “Gremio dei Falegnami” e Gianni che ha creduto in questo progetto.

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1 Commento

  1. Foto del profilo di Luca

    Interessante intervista che denota una forte sinergia tra i due creatori con un roseo futuro, bravi.

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