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Il lampioncino di Lucifero di monte

Su predi sconcau (Il prete decapitato)
Questa storia narra di un prete che imbrogliava le persone del paese. Facendosi dare del denaro dai fedeli di Arbus, il sacerdote in questione lo sotterrava nei pressi della fontana di “Luzziferu”, poco fuori Arbus, sotto la strada che porta a Guspini.
Un giorno il prete cercò di imbrogliare un giovane arburese che si fingeva stupido ma, al momento opportuno, questi smascherò il curato costringendolo alla confessione. Nonostante le varie torture, il prete imbroglione non rivelò mai il luogo in cui sotterrò il suo tesoro e, per questo motivo, fu decapitato.
Oggi si narra che il prete esca ogni notte per custodire il suo tesoro vagando per le campagne intorno alla sorgente di “Luzziferu” con in mano un lampioncino rosso.

Su predi sconcau
La propensione a recepire subito il nuovo, ha sacrificato molte delle tradizioni locali. L’atmosfera del passato si “assapora” solo nella festa di Santa Maria ed ultimamente anche in quelle di San Giorgio e Sant’Isidoro. Delle leggende, legate al focolare domestico delle famiglie patriarcali, restano pochi brandelli, salvati da Gino Bottiglioni in una raccolta del 1922. Alla voce Guspini sono riportate quattro leggende: “Nostra Signora dell’Assunta”, “La Città di Neàpolis”, “Il Tesoro di Santa Margherita” ed “Il Lampioncino di Lucifero di Monte”. Quest’ultima, narrata da Angela Saba, è così riportata: «Lì nella scorciatoia che da Guspini va al paese di Arbus, vi ha una sorgente d’acqua fine che sana perfino gli ammalati. Ma non a tutte le ore ci si può andare. Appena che il sole si getta alle spalle del monte, anima battezzata non passa di lì. In quel luogo maledetto, esce ogni sera un prete senza testa, in compagnia del sagrestano e porta un lampioncino rosso. Molti hanno visto ciò che io dico e qualche compare (e mi scenda gotta [mi venga malanno] se non dico il giusto!). hanno avuto spaventi grandi. In antico dicono che questo prete misticava gli stupidi facendo mali fatti e guadagnava molto denaro e lo sotterrava accanto alla sorgente. Ma la brocca cala nel pozzo finché si spezza! Il prete l’hanno decapitato ed adesso esce ogni notte a custodire il tesoro. Perciò nessuno dopo che è calato il sole, passa nella sorgente, nemmeno col pensiero». Questo racconto, oggi semplificato, pare abbia una sua origine precisa. La storia del prete senza testa, “Su predi sconcau” sovente era richiamata dalle madri e dalle mogli dei minatori che ogni settimana, con il proprio lampioncino, percorrevano il sentiero che porta ad Arbus, Su mori de Liciferu (“il sentiero del diavolo”) per recarsi ai cantieri di Ingurtosu, lasciando le proprie abitazioni per un’altra settimana di lavoro lontani da casa. Per calmare i figli che piangevano alla partenza dei padri all’imbrunire, le giovani madri o nonne, affacciandosi alle finestre ed indicando loro i lampioncini, che nell’oscurità si muovevano irregolarmente lungo il sentiero, intimorivano i bambini con la minaccia di darli al prete senza la testa che era uscito a cercarla. Della festa di santa Maria si mantiene vivo il culto, ben radicato nei guspinesi, tanto che rimane la celebrazione più importante. Ancora ferma alla data stabilita nell’editto dell’imperatore Maurizio (582-602) il 15 agosto si celebra l’importante festività. Secondo un antico costume bizantino, la Madonna, rappresentata come dormiente, viene ancora oggi vestita con una tunica ricamata con filamenti in oro ed argento, calzari e corona d’argento ed ingioiellata con anelli e collane preziose donate come ex voto. Un mese prima della celebrazione, in alcune contrade ancora oggi ci si riunisce tutti i giorni per recitare il rosario e cantare Is Còggius. Due giorni prima avviene la vestizione della Santa. Un’antica imposizione vieta l’apertura dello scrigno, ove è riposta, prima delle 15 pomeridiane. La statua dormiente resta esposta ai fedeli nella sua chiesetta per otto giorni, durante i quali si alternano le varie manifestazioni civili e religiose.


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