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Il falso pentito Vincenzo Scarantino in manette dopo “Servizio Pubblico” per violenza sessuale.

In manette dopo la trasmissione tv: Scarantino accusato di violenza sessuale.
Era appena finita la puntata di “Servizio Pubblico” in onda su La7 e gli agenti della Squadra mobile di Torino hanno messo le manette ai polsi di Vincenzo Scarantino, il falso pentito che aveva partecipato alla trasmissione con le sue dichiarazioni in cui ammetteva aver depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio perché minacciato da alcuni poliziotti.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente di una ragazza ospite di una comunità protetta nel Torinese con l’aggravante dell’abuso di autorità. Quel giorno, infatti, Scarantino svolgeva mansioni di educatore in sostituzione di un altro operatore. La giovane, di origine siciliana e con problemi psichici, avrebbe subito violenza sessuale; nel novembre scorso avrebbe denunciato il pentito. I legali di quest’ultimo hanno già chiesto che il loro cliente venga trasferito da Roma, dove è stato portato, al carcere di Caltanissetta affinché sia presente in aula per un’udienza prevista martedì.

Arrestato Vincenzo Scarantino: il pentito in manette dopo “Servizio Pubblico” di Santoro
Palermo – Ha ammesso di avere depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio e ha denunciato di averlo fatto perché pressato e minacciato da alcuni poliziotti. Una nuova accusa, però, mina la credibilità di Vincenzo Scarantino, l’ex collaboratore di giustizia palermitano sulla trattativa Stato-mafia.
Scarantino, accusato di violenza sessuale, è stato prelevato ieri sera dalla polizia al termine della trasmissione di Michele Santoro, “Servizio Pubblico”.
Il pentito – che aveva fatto perdere le proprie tracce – è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Torino appena uscito dagli studi della trasmissione di LaSette. Scarantino avrebbe commesso atti di violenza sessuale nei confronti di un’ospite di una comunità protetta nel Torinese. All’uomo sarebbe stata contestata l’aggravante “dell’abuso di autorità” perché il giorno della presunta violenza avrebbe svolto il ruolo di educatore in sostituzione di un altro operatore. Nell’ambito di quell’incarico, sempre secondo le prime informazioni raccolte, Scarantino lavorava sotto un altro nome.
Poco prima dell’arresto – nel corso della trasmissione Servizio Pubblico – l’ex collaboratore di giustizia aveva confermato le sue accuse nei confronti del questore Arnaldo La Barbera, oggi deceduto, che lo avrebbe costretto a mentire sulla strage di via D’Amelio. Scarantino aveva ribadito di essere stato sottoposto a continui maltrattamenti mentre era detenuto nel carcere di Pianosa, per indurlo a una falsa ricostruzione dell’attentato. “Loro me l’hanno detto, io non avevo nessun motivo di inventarmi le cose” ha chiarito lapidario. Secondo la ricostruzione del falso pentito ci sarebbe stato nel tempo anche un ignoto “suggeritore” che avrebbe scritto alcuni appunti con una falsa ricostruzione della strage di via D’Amelio. Costretto dai poliziotti, poi, Scarantino avrebbe imparato a memoria quegli appunti e avrebbe ricostruito la vicenda così come gli era stato chiesto di fare. Source: unionesarda, today


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