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Ich Klage An: riflessione sull’eutanasia

Il film “Ich klage an” secondo me mostra tragicamente l’ipocrisia del piano Aktion T4 dei nazisti. Mi direte, perché? Prima di parlare della trama, dirò che questo film è stato girato nel 1941, in pieno regime hitleriano e nel pieno della propaganda di regime per l’eliminazione degli “imperfetti del Reich”. Con questa propaganda, si intende formare nei tedeschi una coscienza (?) pronta a sostenere l’eliminazione del disabile, sia fisico che psichico, in nome della creazione dell’uomo nuovo del Reich, forte, robusto, veloce, agile, biondo e con gli occhi azzurri. Ci sarebbe anche da fare una riflessione sulla prestanza fisica di molti uomini del Terzo Reich, ma non è questa la sede adatta per parlare di tale argomento. Parlo un po’ della trama: Hanna, una giovane donna, si sviluppa la sclerosi multipla e chiede al marito, medico, di ucciderla, perché non vuole vivere una vita che la condannerà ad essere paralizzata. E il marito, che ha cercato invano una cura, lo fa e viene accusato di omicidio, da cui viene assolto. Perché questo film è ipocrita? Semplice. Si vuole fare passare l’eutanasia come qualcosa di pietoso, che allontana dalla persona in oggetto lo spettro di una vita “priva di dignità”. E in teoria l’eutanasia questo sarebbe. Non si vuole, come sostengono molti pro life, uccidere una persona perché “non serve più”, ma aiutare una persona a compiere il suo ultimo viaggio, se lo richiede o lo ha richiesto, indipendentemente dal pensiero dei cosiddetti pro-life. Anche perché, molti pro-life devono accettare che non tutti considerano dignitosa la vita a prescindere da quello che accade. C’è anche gente che pensa che la vita sia avere delle interazioni coscienti col mondo e non vuole vivere se non avrà la possibilità di averne. Perché i pro-life non rispettano questa concezione differente della vita? Perché si ritengono così superiori a chi la vede in modo diverso (un esempio è il caso Terry Schiavo: quella donna chiese al marito di non essere attaccata ad una macchina per vivere, in caso di grave incidente. E solo dopo molti anni ha avuto la pace, grazie all’opera del bistrattato marito, da molti considerato un vero e proprio bastardo e non dei genitori che, per una forma malata e distorta di amore, erano disposti a trattenerla in una vita che non era più tale)? Ma i nazisti si sono volutamente dimenticati di una cosa: Hanna, in quel film, esprime una cosciente volontà di morire. Ha ancora la capacità di interagire col mondo e fa valere la sua opinione e si vede anche quanto è doloroso per il marito di lei prendere una simile decisione (devo fare comunque i complimenti agli attori. La recitazione è molto sobria, ma efficace). Quanti dei malati psichici del terzo Reich questa volontà la potevano esprimere, anche se in maniera alquanto discontinua? (un esempio sono i momenti di lucidità di diverse malattie psichiatriche).


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