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I fiori non crescevano ad Auschwitz

Titolo originale: Finding Rebecca
Titolo italiano: I fiori non crescevano ad Auschwitz
Autore: Eoin Dempsey
Lingua originale: inglese
Traduzione italiana: Valentina de Rossi
Prima pubblicazione: 2014
Trama: Tra Christopher e Rebecca nasce e si consolida un forte sentimento d’amore, che niente sembra scalfire, nemmeno la famiglia disfunzionale di lei. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’arrivo dei tedeschi all’isola di Man, luogo di residenza dei due giovani, porta alla cattura di Rebecca e del padre, che, essendo di origini ebraiche, vengono mandati nel campo di concentramento di Auschwitz. Christopher, tuttavia, non si arrende e, mosso da una indomabile speranza, decide di entrare nelle SS e di andare ad Auschwitz, pur di ritrovare la donna amata, e gli viene dato il comando della sezione che si occupa di selezionare il denaro, i gioielli e gli oggetti di valore arrivati coi deportati, che erano stati ingannati dai nazisti con la promessa di andare in campi di lavoro. Questa esperienza si rivelerà terribile per il giovane uomo, perché, pur soffrendo davanti a tanto orrore, deve mantenere una maschera di spietatezza non adatta al suo animo sensibile e buono, che gli consenta di agire per trovare la sua fidanzata, di cui, nel carnaio di disperazione del lager, sembrano essersi perse le tracce. Christopher, tuttavia, pur mantenendo la maschera di egoista, non si chiude alla vista di quell’inferno e, dall’interno, cerca di salvare quante più persone possibili. Questa sua attività gli conferirà il soprannome di “Angelo di Auschwitz” e, durante una trasmissione sulla tragedia della Shoah, gli permetterà di ritrovare Rebecca, che è sopravvissuta a questa terribile esperienza e alla guerra. È un libro con tanti difetti, con una traduzione rivedibile (alcune soluzioni formali sono alquanto discutibili), ma penso meriti di essere apprezzato di più, perché, in quest’epoca di “eroi trasgry” alcolizzati e prevaricatori, che sembrano idolatrati dalle ragazzine in quanto “maschi alpha” il personaggio di Christopher è “di rottura” e, per questo, non è stato apprezzato quanto altri protagonisti di romance, quali Hardin di “After” o Travis di “A beautiful disaster”. Con la sua decisione e la sua azione, mostra che è possibile essere buoni e rispettosi della propria donna (e non era neanche assicurato, visto che il romanzo era ambientato negli anni Quaranta e sappiamo bene quanto fosse alta la considerazione della donna in quell’epoca) e, nello stesso tempo, avere un carattere d’acciaio, che non si ferma davanti a niente. Christopher, infatti, mostra una tempra degna di un guerriero durante il suo lavoro di guardiano, in quanto riesce ad unire decisione e fermezze, necessarie al mantenimento della sua copertura, a intelligenza e compassione, che gli permettono di non trasformarsi in un mostro e di evitare ai deportati e alle deportate un destino orribile, che le potrebbe condurre a morire nelle camere a gas e a sparire attraverso i forni crematori. L’unione di tali caratteristiche, nei romanzi attuali, soprattutto in quelli destinati alle ragazzine, non è scontata, anzi, e il sentimento dell’amore è visto come la forma più bieca di egoismo e possesso. Come dimenticare Christian Grey che compra le foto di Anastasia non perché gli piacciano (e potrebbe anche avere senso), ma perché non gli piace che qualcuno la guardi? L’amore, in questo romanzo, è mostrato come una forza positiva, priva di qualsiasi retorica melensa. È proprio l’amore che spinge Christopher ad una decisione così dura e difficile e a mantenere una maschera di spietatezza che non si adatta alla sua bontà d’animo. Pur di rivedere la donna amata, è disposto a qualsiasi cosa. Ma l’amore non si trasforma in egoismo in lui, in quanto, pur desiderando comprensibilmente ritrovare la sua fidanzata, cerca di salvare più disperati possibile. E questa bontà sarà il lasciapassare al lieto fine finale, perché gli consentirà, durante una trasmissione televisiva sulla Shoah, di ritrovare la sua Rebecca, in un finale forse consolatorio, rispetto alla portata di una terribile tragedia come la Shoah, ma, al contrario di quanto accade ad altri personaggi letterari maschili, protagonisti di romanzi d’amore, assolutamente meritato.
Voto finale: 7


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