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L’effetto Rosenthal: Quando le profezie si auto realizzano

Credo di aver scritto più volte che l’unico rischio delle presunte “profezie” in generale e di quelle idiote come l’apocalisse maya del 2012 in particolare è che si auto-realizzino, cioè che qualcuno, magari disturbato, ci creda e se ne convinca a tal punto da farla avverare (mentre non sarebbe successo nulla se la profezia non fosse stata fatta).
Ebbene, qualcosa di simile è già successo…
Il 13 novembre un portuale genovese, Matteo Biggi di 30 anni, ha ucciso un suo collega, omonimo e coetaneo con una coltellata. Lo hanno trovato immobile, col coltello insanguinato in mano, aspettando la polizia nella palestra dove aveva ucciso il conoscente. L’omicida era profondamente depresso e il motivo dell’omicidio non è chiaro; gelosia, si è detto, ma non è certo (qui l’articolo del Corriere). Sarebbe stato un terribile ma tutto sommato comune fatto di cronaca, reso magari più particolare dalle coincidenze, se non ci fosse stato dell’altro…
L’avvocato dell’omicida ha detto che il ragazzo «credeva che il mondo finisse il 21 dicembre, era convinto che la profezia dei Maya si sarebbe avverata». Stava dando evidenti segni di squilibrio e i genitori per questo avevano programmato una serie di visite specialistiche. Pensavano che tutto fosse cominciato per un colpo alla testa subito in un incontro di savate (box francese). L’avvocato ha chiesto agli inquirenti di sottoporre subito il ragazzo a una visita neurochirurgica (articolo del Corriere del 14/11/2012).
Secondo l’avvocato, non è da escludere che il ragazzo abbia ucciso il suo omonimo guidato dai suoi deliri sulla fine del mondo.
Se fosse così, le balle sulla fine del mondo avrebbero cominciato a far vittime con più di un mese d’anticipo sulla profezia. Temo che continueranno…


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