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Dipendenza da pornografia, ecco che cosa si rischia

Secondo uno studio, i giovani che consumano abitualmente materiale porno sviluppano disfunzioni nella sfera sessuale.
Che la pornografia potesse generare dipendenza, al pari della droga e dell’alcool, era già stato dimostrato da uno studio nel 2013. Ora una nuova ricerca, condotta da un gruppo dell’Università di Padova coordinato dal dottor Carlo Foresta e pubblicata sull’Internationa Journal of Adolescent Medicine and Health, mostra quanto la pornografia via Internet stia incidendo sulla vita dei giovani tra i 18 e i 20 anni. Il primo risultato è che la maggioranza fruisce abitualmente dei siti porno: in generale, li visita il 78% dei ragazzi, anche se ci sono variazioni nella frequenza di questo comportamento. I più (il 63%) visitano i siti hot più volte a settimana; c’è poi una percentuale consistente di giovani, pari al 29%, che si limita invece a qualche volta al mese. Il restante 8% afferma invece di frequentare siti porno più volte al giorno, restandovi in media tra i 20 e i 30 minuti. Gli intervistati hanno affermato che la pornografia è diventata ormai un’abitudine e il 10% di essi ha riconosciuto di essere ormai diventato dipendente, fenomeno che non è privo di conseguenze. L’identikit del consumatore abituale di materiale porno mostra che per lo più si tratta di figli unici i cui genitori sono generalmente assenti per lavoro e che quindi si trovano per lunghi periodi a casa da soli; inoltre i fumatori amanti del porno sono più dei non fumatori: 55% contro 40%. Lo studio afferma infatti che quando la necessità di visionare materiale porno raggiunge certi livelli, a partire da quelli di chi lo fa più volte a settimana, ci sono ricadute sensibili nella vita reale: il 25% dei casi mostra comportamenti sessuali che i ricercatori definiscono «compromessi» e che si possono considerare vere e proprie disfunzioni. Nel 16% dei casi si nota un calo importante del desiderio sessuale; il 4% denuncia un aumento dell’eiaculazione precoce o comunque disturbi nell’eiaculazione. Non è finita qui: l’abitudine alla pornografia riduce in maniera consistente i rapporti con persone dell’altro sesso e anche l’attenzione alla prevenzione delle malattie trasmesse sessualmente. I rapporti sono infatti protetti soltanto nel 25% dei casi.


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